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Tell Zeidan, una “premessa” alle città

aprile 6, 2010

Le prime due stagioni di scavi dirette da Gil Stein, direttore anche dell’Oriental Institute of the University of Chicago, e Muhammad Sarhan, del Raqqa Museum, hanno portato alla luce una serie di manufatti a Tell Zeidan (Siria), un fiorente insediamento “pre-urbano” dell’alto Eufrate.

(New York Times)

Il sito venne abitato per due millenni, tra cui durante il periodo Ubaid (5300 – 4000 a.C. circa), dopodiché nessun’altra cultura vi si ristabilì. Si trova sul fiume Balikh, proprio a nord della confluenza con l’Eufrate, e consiste di tre grandi montagnole (la più alta misura 15 metri) che racchiudono le rovine di una città.

(Gil Stein/Oriental Institute, University of Chicago)

Una scodella (oi.uchicago.edu)

Sono state identificate quattro fasi di occupazione a Zeidan. Nei sedimenti più profondi sono stati trovati resti della cultura Helaf; in quello successivo, del materiale Ubaid; gli ultimi due strati appartengono invece alla tarda Età del rame.

Gli archeologi hanno dissotterrato resti di pavimenti di case con focolari, frammenti di muri fatti con mattoni di fango, ceramica Ubaid dipinta e sezioni di muri più grandi, forse parti di fortificazioni o grandi strutture pubbliche.

Uno dei ritrovamenti più significativi è un sigillo di pietra datato al 4200 a.C. con raffigurato un cervo (deer), presumibilmente usato per segnare la proprietà dei beni. L’oggetto è insolitamente grande e la pietra rossa non è originaria del luogo. È invece simile a un altro sigillo trovato 300 km a est a Tepe Gawra, vicino a Mossul (Iraq).

(Gil Stein/Oriental Institute, University of Chicago)

In quella che sembra esser stata l’area “produttiva”, sono state trovate otto grandi fornaci per cuocere la ceramica, e scarti di produzione di lame in ossidiana – proveniente, questa, dall’attuale Turchia.

C’era anche una fonderia per produrre strumenti di rame. E anche questo metallo proveniva dalla Turchia: precisamente vicino all’odierna Diyarbakir, a 400 km di distanza.

Un sito come Tell Zeidan, dice il dott. Zettler (un archeologo non coinvolto negli scavi), “ci dice che le città del periodo Uruk (per esempio Uruk, Ur, Ninive) non spuntarono fuori dal nulla, [ma] si evolvettero dalle fondamenta posate nel periodo Ubaid”.

Per l’antropologo dell’Università della California, Guillermo Algaze, fino a poco tempo fa gli studiosi pensavano che l’origine delle città in Mesopotamia fosse stato “un evento piuttosto [improvviso] del quarto millennio che si concentrò nell’odierno Iraq meridionale”.

Quelle città possono essere state più grandi e durevoli, dice Algaze, ma la crescente esplorazione della “periferia” della mesopotamia, specialmente riguardo la diffusione del commercio e della tecnologia tra le culture Ubaid, suggerisce che “il seme della civiltà urbana” sia stato piantato ben prima del 4000 a.C.

Fonte: New York Times

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