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I corpi sepolti due volte

marzo 10, 2010

Una ricerca dell’INAH evidenzia che gli indigeni della Cape Region (Bassa California del Sud, Messico) disseppellivano regolarmente i corpi in decomposizione e gli staccavano braccia, gambe e teste. Poi riseppellivano tutto insieme.

(Medios/INAH)

Di queste “doppie sepolture” ne sono state trovate 157, 56 delle quali nella solo sito di El Conchalito. Vennero praticate all’incirca dal 300 a.C. al XVI secolo, cioè quando arrivarono gli europei.

(National Geographic)

Immediatamente dopo il decesso, i candidati per la doppia sepoltura venivano avvolti in pelli animali e legati saldamente in posizione fetale con corde di agave. Ogni cadavere veniva poi posto in una fossa individuale poco profonda sopra ad un letto di conchiglie e sotto a una miscuglio di carbone, terra e ancora conchiglie. Infine veniva tutto ricoperto con della sabbia.

(INAH)

“Sembrerebbe che questa fosse la fine del funerale, ma l’abbondanza di resti sezionati mostra chiaramente che non era questo il caso – anzi, era solo la prima parte”, dice l’antropologo Alfonso Rosales-Lopez.

Per questa cultura indigena “il concetto della morte non esisteva (nel senso biologico che intendiamo noi); si pensava che i cambiamenti fisici facessero cessare il dolore, e loro credevano che, sezionando i resti, gli individui si sarebbero liberati della sofferenza”, continua Rosalez-Lopez.

Dopo 6-8 mesi, il corpo – ormai decomposto – veniva esumato. A quel punto arti, anca e in alcuni casi anche il cranio, venivano facilmente staccati e posizionati vicino al corpo; e infine, riseppelliti.

(INAH)

(INAH)

Rosales-Lopez pensa che questa pratica, oltre a liberare l’individuo dal dolore, lo rendeva automaticamente un “guardiano”.

Vicino alle sepolture sono stati trovati anche strumenti di pietra e resti di cibo.

È difficile comprendere il significato di questi rituali: i gruppi della Cape Region si sono estinti culturalmente più di due secoli fa, e su di loro rimangono solo pochi racconti etnografici.

Fonti: National Geographic; INAH (qui o qui).

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