
Dei periodi piovosi potrebbero aver consentito le prime migrazioni nel Sahara: uno studio pubblicato su PNAS ha infatti confermato che alberi dipendenti dall’acqua e arbusti vi crebbero tra i 120000 e i 45000 anni fa.
Il deserto sarebbe altrimenti stato una barriera formidabile, rendendo difficile da capire come gli uomini dell’Età della pietra riuscirono ad arrivare in Europa dall’Africa dell’Est, dove sono stati rinvenuti i più antichi resti di hominini.
La squadra di Isla Castañeda ha studiato gli idrocarburi delle piante degli ultimi 192000 anni, arrivando così a calcolare quali piante fossero presenti nei vari periodi.
Le analisi mostrano due periodi piovosi: uno, tra i 120000 e i 110000 anni fa; l’altro, fra i 50000 e i 45000 anni fa.
Sufficiente all’Homo sapiens per migrare a Nord: i primi fossili degli uomini moderni fuori dall’Africa sono datati a 93000 anni fa e si trovano in Israele.
Inoltre, sia le analisi genetiche sia quelle archeologiche confermano che gli esseri umani non si diffusero moltissimo oltre l’Africa fino ai 50000 anni fa, suggerendo così una seconda migrazione al tempo del secondo periodo piovoso.
Lo studio non è il primo a sostenere l’utilità dei periodi piovosi: l’anno scorso la geochimica Anne Osborne aveva ipotizzato che i primi migranti potrebbero aver usato una rete di fiumi (oggi sepolta) nel Sahara libico, datata approssimativamente a 120000 anni fa.

I canali (vedi sotto) scorrevano dagli odierni Libia e Chad fino al mar Mediterraneo, erano larghi fino a 5 km e costituivano anche una via per raggiungere il Medio Oriente dall’Africa orientale.

Altre vie per l’emigrazione sono state individuate nella valle del Nilo e nel Mar Rosso.
Per chi è interessato a questo argomento,consiglio il video L’Origine della specie umana scaricabile col software Mirc,per le specifiche collegarsi al sito Power script
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