39 lingotti di oricalco nel mare di Gela
Sono rimasti sepolti negli strati di sabbia per 2600 anni, nelle profondità del mare di Gela, a poche decine di metri dal litorale di contrada «Bulala». Una zona chiave che in passato ha restituito i relitti di ben tre navi arcaiche. Ma le correnti e le mareggiate degli ultimi giorni hanno “risvegliato” il tesoro dormiente.
La bellezza di 39 lingotti intatti di un metallo pregiato, l’oricalco, risalenti al VI secolo prima di Cristo, che nell’era arcaica era al terzo posto per valore commerciale, dopo oro e argento. Non a caso l’oricalco è simile al moderno ottone, noto come metallo prezioso per la sua somiglianza all’oro nell’antichità.
Secondo le analisi con “fluorescenza a raggi X” (eseguite da Dario Panetta) ciascun esemplare è frutto di una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, la cui lavorazione, i coloni geloi di origine rodio-cretese avevano appreso dai fenici.

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