Una nuova ricerca ha identificato delle incisioni sulle pietre pitte come la lingua scritta dei Pitti – la confederazione di tribù celtica o pre-celtica che abitò fino al X secolo d.C. l’odierna Scozia orientale e settentrionale.

Finora si pensava che le incisioni, dei petroglifi (o incisioni rupestri) altamente stilizzati, fossero “arte rupestre” (rock art) oppure legate all’araldica. Lo studio, pubblicato sul Proceedings of the Royal Society A e condotta da Rob Lee, dell’Università di Exeter, ribalta questa concezione.
“Sappiamo che i Pitti avevano una lingua parlata per integrare la scrittura dei simboli: Beda il Venerabile (un monaco e storico morto nel 735) scrive di quattro lingue nella Gran Bretagna in quei tempi: britannico (il celtico?), pittico, scozzese e inglese”, dice Lee. “Sappiamo che le tre altre lingue erano – e sono – complesse lingue parlate, perciò tutto sta a indicare che anche il pittico fosse una complessa lingua parlata”.
Lee e i suoi colleghi Philip Jonathan e Pauline Ziman hanno utilizzato un processo matematico (noto come entropia di Shannon) per studiare ordine, direzione, casualità e altre caratteristiche di ciascuna incisione.
I risultati sono stati confrontati con quelli di numerose lingue scritte (come i geroglifici egizi, testi cinesi, latino, anglosassone, norreno e antichi irlandese e gallese).
Le poche centinaia di pietre pittiche esistenti non combaciano con alcuna di queste, ma mostrano caratteristiche di scrittura basate su una lingua parlata.


Sebbene Lee e colleghi non abbiano ancora decifrato la lingua pittica, alcuni simboli fornirebbero degli interessanti indizi al riguardo per le immagini che mostrano – tra gli altri, una testa di cane, cavalli, trombe (naturali, immagino), specchi, pettini, cervi, armi e croci.
Le pietre pitte più tarde contengono anch’esse immagini, come i nodi celtici, simili a quelle trovate nel Libro di Kells (un manoscritto miniato dell’800 circa) e altri lavori d’epoca provenienti da regioni vicine. Queste immagini “più decorative” indicano ciò che Lee e colleghi pensano sia la lingua scritta pittica.


“Al momento non è chiaro se le immagini, come i nodi (celtici), formino una qualche parte della comunicazione”, dice Lee. In sostanza lui crede che le pietre contengano simboli ideografici (o semasiografici, cioè rappresentazioni grafiche delle idee) e anche le caratteristiche tipiche di una lingua scritta.

Paul Bouissac, dell’Università di Toronto, uno dei massimi esperti sui segni e simboli, concorda: “È più che plausibile che i simboli pittici siano esempi di un testo, nel senso che hanno codificato qualche informazione, che aveva anch’essa una forma parlata”.
Ciò che sappiamo, però, “non [basta] a decifrare questo presunto testo”, aggiunge Bouissac. “Dovremo aspettare la scoperta dell’equivalente pittico della Stele di Rosetta […]. Ciò potrebbe o non potrebbe mai accadere”.
Fonte: Discovery