La lingua scritta dei Pitti

Una nuova ricerca ha identificato delle incisioni sulle pietre pitte come la lingua scritta dei Pitti – la confederazione di tribù celtica o pre-celtica che abitò fino al X secolo d.C. l’odierna Scozia orientale e settentrionale.

I popoli della Scozia intorno al 600 d.C.

Finora si pensava che le incisioni, dei petroglifi (o incisioni rupestri) altamente stilizzati, fossero “arte rupestre” (rock art) oppure legate all’araldica. Lo studio, pubblicato sul Proceedings of the Royal Society A e condotta da Rob Lee, dell’Università di Exeter, ribalta questa concezione.

“Sappiamo che i Pitti avevano una lingua parlata per integrare la scrittura dei simboli: Beda il Venerabile (un monaco e storico morto nel 735) scrive di quattro lingue nella Gran Bretagna in quei tempi: britannico (il celtico?), pittico, scozzese e inglese”, dice Lee. “Sappiamo che le tre altre lingue erano – e sono – complesse lingue parlate, perciò tutto sta a indicare che anche il pittico fosse una complessa lingua parlata”.

Lee e i suoi colleghi Philip Jonathan e Pauline Ziman hanno utilizzato un processo matematico (noto come entropia di Shannon) per studiare ordine, direzione, casualità e altre caratteristiche di ciascuna incisione.

I risultati sono stati confrontati con quelli di numerose lingue scritte (come i geroglifici egizi, testi cinesi, latino, anglosassone, norreno e antichi irlandese e gallese).

Le poche centinaia di pietre pittiche esistenti non combaciano con alcuna di queste, ma mostrano caratteristiche di scrittura basate su una lingua parlata.

Pietra del Serpente Aberlemno (Aberlemno Serpent Stone), pietra pitta di I classe (wiki)
La Nigg Stone, 790-799 d. C., 2a classe, mostra un'arpa pitta, animali e guerrieri in una illustrazione del XIX secolo, senza la sezione superiore (wiki)

Sebbene Lee e colleghi non abbiano ancora decifrato la lingua pittica, alcuni simboli fornirebbero degli interessanti indizi al riguardo per le immagini che mostrano – tra gli altri, una testa di cane, cavalli, trombe (naturali, immagino), specchi, pettini, cervi, armi e croci.

Le pietre pitte più tarde contengono anch’esse immagini, come i nodi celtici, simili a quelle trovate nel Libro di Kells (un manoscritto miniato dell’800 circa) e altri lavori d’epoca provenienti da regioni vicine. Queste immagini “più decorative” indicano ciò che Lee e colleghi pensano sia la lingua scritta pittica.

Un nodo celtico
Folio 183r dal facsimile del 1990 del libro di Kells che contiene il testo "Erat autem hora tertia": "era l'ora terza" (wiki)

“Al momento non è chiaro se le immagini, come i nodi (celtici), formino una qualche parte della comunicazione”, dice Lee. In sostanza lui crede che le pietre contengano simboli ideografici (o semasiografici, cioè rappresentazioni grafiche delle idee) e anche le caratteristiche tipiche di una lingua scritta.

La Hilton of Cadboll Stone. Mostra cavalieri e cani da caccia (wiki)

Paul Bouissac, dell’Università di Toronto, uno dei massimi esperti sui segni e simboli, concorda: “È più che plausibile che i simboli pittici siano esempi di un testo, nel senso che hanno codificato qualche informazione, che aveva anch’essa una forma parlata”.

Ciò che sappiamo, però, “non [basta] a decifrare questo presunto testo”, aggiunge Bouissac. “Dovremo aspettare la scoperta dell’equivalente pittico della Stele di Rosetta […]. Ciò potrebbe o non potrebbe mai accadere”.

Fonte: Discovery

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