
La tomba di un uomo senza testa e adornata con della giada è stata scoperta dentro al cosiddetto Tempio dei murali nel sito Maya di Bonampak, nello stato del Chiapas (Messico), famoso proprio per i suoi dipinti con scene di tortura.
L’uomo era forse un prigioniero di guerra sacrificato, oppure un parente del governatore della città. Chiunque fosse, “il posto della sepoltura ci dice che era una persona speciale”, dice l’antropologo dell’INAH Emiliano Gallaga Murrieta.

Quando vennero creati gli affreschi, nel 790 d.C. circa, Bonampak era abitata da migliaia di persone. La struttura più importante rimasta fino ad oggi è un’acropoli parzialmente scavata nel mezzo di una vasta foresta tropicale.
Situata a metà strada verso l’alto dell’acropoli a gradoni, il Tempio dei murali ospita tre stanze dipinte in modo incredibilmente dettagliato.
La prima sala raffigura una processione musicale, una cerimonia per il dio del mais, e la presentazione di un giovane erede ai nobili.
La sala due, sopra la tomba recentemente scoperta, presenta scene di guerra e di tortura dei prigionieri (dita rotte, unghie staccate, teste senza corpi), e l’esposizione di altri prigionieri sui gradoni dell’acropoli.

La sala tre include dipinti di una vestizione di un nobile, una danza religiosa e una perforazione rituale eseguita da donne che poi bruciano il loro sangue come offerta agli dèi.
Gli affreschi di Bonampak hanno a lungo portato alla credenza di un antico Impero Maya governato da sacerdoti-astronomi.
Dopo una serie di terremoti dal 2005 al 2007, gli archeologi hanno cominciato un progetto di restauro e conservazione a Bonampak. La cavità sotto all’affresco della tortura è stato scoperto durante un rilevamente radar.
Le sepolture sotto templi e piramidi Maya sono comuni, sostiene Gallaga. “Qui la questione è: che tipo di contesto troveremo? Quali offerte ci saranno? Chi potrebbe essere seppellito?”
La tomba è “semplice”, abbastanza grande per tenere un corpo e coperta con una lastra di gesso bianco.
Le analisi preliminari indicano che lo scheletro appartenesse a un uomo di 35-42 anni con una forma di artrite. Il suo cranio, ma non la mandibola, manca.
La vittima potrebbe essere stata decapitata – una pratica comune nell’antica guerra Maya -, ma Gallaga ipotizza anche una disintegrazione delle ossa della testa a causa di umidità ed erosione naturale, poichè queste ossa “sono relativamente meno dure del resto”.
Un altro indizio della disintegrazione del cranio sul posto sono degli orecchini di giada trovati posizionati come se fossero caduti da orecchie da tempo scomparse.
Gallaga esclude l’idea che il teschio possa essere stato rubato da tombaroli.
Innanzitutto perchè sono rimasti preziosi orecchini, collana e braccialetti di giada, oltre a un ciondolo fatto di conchiglia di Spondylus (‘l’ostrica con le spine’), molto apprezzata dalle élite preispaniche per il suo colore arancio-porpora.
Un’altra ragione è che la sepoltura sembra essere stata un singolo evento. La tomba è stata sigillata e sopra si è posto un’intera costruzione, “perciò non pensiamo che qualcuno aprì la tomba in tempi preispanici”, dice Gallaga.
Insieme al corpo erano posti due piatti di ceramica colorati, un vaso di alabastro con un buco nella base e un coltello di pietra.
Il vaso perforato e il coltello sono indicazioni di un sacrificio Maya – non necessariamente una decapitazione, però.
Al momento gli scienziati stanno datando al carbonio un campione dei resti dell’uomo, mentre un test del DNA dovrebbe chiarire la relazione dell’uomo con la comunità Bonampak.
Per adesso si può però dire che, dai manufatti trovati nella tomba, l’uomo dovrebbe essere stato un membro dell’élite. Ma da quale parte?
“I parafernalia trovati in questa sepoltura indicherebbero che fosse un guerriero di classe elevata” di un gruppo avversario che venne sacrificato in una cerimonia di consacrazione del tempio, dice Gallaga.
“L’unica cosa è che questo scheletro non ha la mano legata sulla schiena come quelli scoperti al tempio di Quetzalcoatl a Teotihuacán”, cioè come quei corpi ritenuti essere stati prigionieri di guerra sacrificati.
In alternativa, l’uomo potrebbe essere stato un parente di Chaan Muan II, il governatore di Bonampak nei tempi in cui vennero relizzati gli affreschi.
I gioielli di giada e di conchiglia di Spondylus, per esempio, combaciano con quelli dei nobili di Bonampak dipinti nella sala uno del Tempio dei murali.
Anche se si scoprisse che l’individuo era appartenente alla comunità Bonampak è possibile che venne sacrificato, e non solo “ucciso in battaglia o morto per cause naturali”, dice Gallaga. In ogni caso, “la tomba potrebbe essere la prova materiale delle immagini dipinte sugli affreschi”.
Fonte: National Geographic