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Scoperta l’offerta votiva per la dea Atena ad Elea: elmi, scudo e ceramiche “sacre”

febbraio 9, 2022

L’elmo greco calcidico scoperto a Elea (Velia) (@ Ministero della Cultura)

Gli archeologi italiani hanno effettuato un’altra eccezionale scoperta. Nella polis greca di Elea, oggi in Campania, è stata rinvenuta intatta l’offerta votiva che i Greci fecero alla fondazione della città. Vi sono una ceramica a vernice nera con l’iscrizione IPH (“sacro”), un elmo greco di tipo calcidico, un elmo etrusco a calotta di tipo Negau e uno scudo. Erano in una camera costruita sotto il tempio della dea Atena sull’acropoli. I Greci fondarono questa città dopo la battaglia navale di Alalia (in Corsica) avvenuta tra il 541 e il 535 a.C. In quell’occasione, una coalizione tra Etruschi e Cartaginesi li attaccò: i Greci resistettero ma rimasero senza navi da guerra e dovettero fuggire; gli Etruschi riuscirono a estrometterli dal Mediterraneo occidentale ma la loro potenza era in declino.

Veduta dell’acropoli (@Ministero della Cultura)

Le offerte rituali

Gli scavi erano iniziati l’estate scorsa sulla parte più alta della città, l’acropoli. Sotto le fondamenta del tempio di Atena, gli archeologi del Parco Archeologico di Paestum-Velia, diretti da Francesco Scelza, hanno rinvenuto una grande camera rettangolare, 18 metri di lunghezza per 7 di larghezza, risalente al VI secolo a.C. Al suo interno, su un pavimento in terra battuta, vi erano ceramiche dipinte tutte contrassegnate con la scritta IPH (ire, “sacro”) che ne attesta la dedica alla divinità, elementi architettonici decorativi in argilla dalla città greca di Cuma loro alleata, e frammenti dell’antica copertura.

La camera conservava anche diverse armi in bronzo e ferro. Ci sono i pezzi di un grande scudo decorato e due splendidi elmi in perfetto stato di conservazione: uno etrusco del tipo Negau; uno greco di tipo calcidico. «Sono reliquie offerte ad Atena, con tutta probabilità proprio le spoglie della battaglia di Alalia», ha dichiarato Massimo Osanna, direttore ad interim del Parco Archeologico di Paestum-Velia. Liberati dalla terra solo qualche giorno fa, i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno potrebbero esserci iscrizioni.

Frammento di ceramica con l’iscrizione “ΙΡΗ” (ire) (@Ministero della Cultura)

Ceramica “sacra” (@Parco archeologico Paestum-Velia)

L’elmo greco calcidico (@Ministero della Cultura)

L’elmo etrusco a calotta, di tipologia Negau (@Ministero della Cultura)

La battaglia

Si scontrarono in una battaglia navale e ai Focesi toccò una vittoria cadmea; infatti delle loro navi quaranta furono affondate e le restanti venti risultarono inutilizzabili, avendo i rostri torti all’indietro. Allora navigarono fino ad Alalia, imbarcarono le donne, i bambini e tutto ciò che le navi potevano trasportare e abbandonarono Cirno dirigendosi verso Reggio.

Erodoto (i, 166)

«La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia», fa notare Osanna. La fondazione del tempio di Atena era di importanza nevralgica per il successo del nuovo insediamento. E per ottenere la benedizione della dea, i Focei le offrirono anche le armi strappate ai nemici etruschi in quell’epico scontro in mare. Il tempio venne poi ristrutturato nel 480-450 a.C. e nel IV secolo a.C.

Fondazione di Elea

I Greci che abitavano ad Alalia provenivano dalla città di Focea (oggi sulla costa turca). Il loro arrivo provocò la reazione di Etruschi e Cartaginesi, che li attaccarono via mare. I Focei resistettero ma – racconta Erodoto – ebbero 40 navi affondate e le 20 restanti non erano più in grado di combattere. Gli Etruschi non riuscirono a sfondare ma catturarono numerosi prigionieri ed eliminarono un concorrente dal mar Mediterraneo occidentale.

Dopo la battaglia i Focei si rifugiarono a Rhegion (Reggio Calabria). In seguito comprarono una terra alla popolazione locale degli Enotri e fondarono una polis probabilmente sopra un centro pre-esistente. Per farlo, ebbero sicuramente il consenso o addirittura la mediazione della città greca di Poseidonia (Paestum), che sorgeva poco più a nord. Elea si trova tra le odierne Punta Licosa e Palinuro in provincia di Salerno. Sulle monete più antiche è indicata col nome di “Vele” (Γέλη), poi diventato “Hyele” (Υέλη, Υέληα) e infine con Platone “Elea” (Ελέα). Per i Romani sarà Velia.

Vista dello scavo (@Ministero della Cultura)

(@Ministero della Cultura)

Ceramica dipinta (@Parco archeologico Paestum-Velia)

(@Ministero della Cultura)

Archeologi al lavoro (@Ministero della Cultura)

Elmo etrusco (@Ministero della Cultura)

(@Ministero della Cultura)

Muro settentrionale della camera rituale arcaica (@Ministero della Cultura)

(@Parco archeologico Paestum-Velia)

Il pavimento della camera sotterranea (@Ministero della Cultura)

(@Parco archeologico Paestum-Velia)

(@Ministero della Cultura)

(@Ministero della Cultura)

(@Ministero della Cultura)

Massimo Osanna (@ANSA/Massimo Percossi)

(@Parco archeologico Paestum-Velia)

Ministero della Cultura

ANSA

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