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Zahi Hawass annuncia la scoperta di Aten, un villaggio accanto a Tebe, la capitale egizia

aprile 12, 2021
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I muri a zig-zag furono impiegati nell’architettura egizia principalmente verso la fine della XVIII dinastia

Una missione archeologica diretta da Zahi Hawass ha scavato un insediamento vicino all’antica capitale d’Egitto di Tebe, oggi Luxor. È stata rinominata “L’Aten abbagliante” e acclamata “città d’oro perduta”, tuttavia non si tratta di una nuova città, non ha finora reperti d’oro e non era esattamente perduta. È effettivamente intatta sin dall’antichità, visto che gli scavi dei francesi negli anni ’30 non hanno riguardato questo sito. Ad ogni modo il ritrovamento è molto importante: il sito ha almeno 3000 anni, un’iscrizione la data al regno del faraone Amenhotep III (1391-1353 a.C.) che aveva la residenza nel palazzo di Malqata a un km di distanza. L’insediamento ospitava diverse abitazioni e attività artigianali. Venne forse abbandonato durante il regno del suo successore Akhenaton, ma riutilizzato dal figlio di questi, Tutankhamon, e poi da Ay fino ai Bizantini (III-VII secolo d.C.). Racconta Hawass: «Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata. Noi stavamo cercando il tempio funerario di Tutankhamon perché i templi di Horemheb e Ay erano in questa zona».

Dove si trova il sito

L’insediamento di Aten si trova sulla sponda occidentale del Nilo, dall’altra parte rispetto alla capitale egizia di Tebe che oggi è sepolta quasi interamente sotto alla città moderna di Luxor. All’epoca di Amenhotep III, Aten si trovava poco dietro il grande tempio funerario che il faraone aveva fatto erigere per se stesso. Quasi un secolo dopo, qui accanto il faraone Ay costruì il suo tempio (che in verità era forse di Tutankhamon), mentre due secoli dopo venne edificato il tempio di Ramses III (oggi Medinet Habu). Dice Hawass: «Aten si estende a ovest fino al famoso [villaggio operaio] di Deir el-Medina», che dista solo 500 metri. Gli scavi degli archeologi francesi Robichon e Varille negli anni ’30 si fermarono a 100 metri da Aten. Anch’essi trovarono comunque dei muri sinusoidali, dunque la relazione tra i due siti è ancora da verificare.

La struttura del villaggio

Lo scavo è iniziato nel settembre 2020 e in poche settimane, con grande sorpresa della squadra, sono apparsi mattoni di fango ovunque. Dopo sette mesi sono stati scoperti diversi quartieri. Vi erano tre aree: una panetteria e una grande cucina completa di forni e spazi per le stoviglie. Le grandi dimensioni indicano che la cucina accogliesse un numero molto elevato di lavoratori e dipendenti. La seconda è un’area recintata da un muro a zig-zag, con un solo punto di accesso che conduceva alle stradine interne e alle case. «L’ingresso singolo ci fa pensare che fosse una sorta di sicurezza, con la possibilità di controllare l’ingresso e l’uscita in aree chiuse», spiega Hawass. Anche nel vicino villaggio di Deir el-Medina si riscontra lo stesso singolo accesso; era forse utilizzato per evitare che gli abitanti, buoni conoscitori del luogo, non si dedicassero a saccheggi di templi e tombe.

Il sito è in buone condizioni di conservazione. Alcune case hanno muri quasi completi, alti fino a tre metri

La terza area è l’area di produzione dei mattoni di fango, utilizzati per la costruzione di templi e annessi. I mattoni recano sigilli col cartiglio del re Amenhotep III (Neb Maat Ra), il che ha confermato la datazione dell’insediamento. Vi erano anche molti stampi per la produzione di amuleti e collane. «È un’ulteriore prova della estensiva attività nella città per la produzione di decorazioni sia per i templi sia per le tombe», continua Hawass. Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto utensili per la filatura e la tessitura, per la produzione di sandali, e scorie di lavorazione del metallo e del vetro, sebbene le fornaci debbano ancora essere scoperte. A nord dell’insediamento è stato individuato un grande cimitero, la cui estensione è ancora da determinare. Finora la missione ha scoperto un gruppo di tombe scavate nella roccia. I lavori sono in corso e la missione prevede di scoprire tombe intatte piene di tesori, oltre a tracce della vita di Tutankhamon.

Ritrovamenti particolari

All’interno di una casa sono state trovate due insolite sepolture, quella di una mucca (o toro) e quella di una persona con le braccia tese lungo i fianchi e i resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia.

Una giara contenente circa 10 kg di carne essiccata o bollita, reca una preziosa iscrizione: “Anno 37, carne condita per la terza festa di Heb Sed dal macello del recinto per il bestiame di Kha, fatta dal macellaio luwy”. «Questa preziosa informazione, non solo ci fornisce i nomi di due persone che vivevano e lavoravano nella città, ma conferma che la città era attiva durante la co-reggenza di re Amenhotep III con suo figlio Akhenaton», dice Hawass.

«Lo scavo rivela anche un sigillo di fango con iscrizioni che possono essere lette: “gm pa Aton” che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aton”, questo è il nome di un tempio costruito dal re Akhenaton a Karnak (Tebe). Un anno dopo la creazione di questo vaso, la città venne abbandonata e la capitale trasferita ad Amarna. Ma perché? E la città fu di nuovo ripopolata quando Tutankhamon tornò a Tebe? Solo ulteriori scavi nell’area riveleranno cosa accadde veramente 3500 anni fa».

Gli archeologi hanno recuperato un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei e vasi di ceramica colorata. I ritrovamenti più importanti sono le statuette della regina Tiye, la moglie di Amenhotep III.

Nelle stanze c’erano numerosi oggetti di vita quotidiana

“Città d’oro perduta”

Riguardo all’annuncio ripreso da tutti i media, è bene ricordare che l’unica città in questa zona era proprio la capitale d’Egitto, Tebe, sulla riva orientale del Nilo. Sulla sponda occidentale del Nilo sorgevano la necropoli e i famosi templi che ancora oggi possiamo ammirare, e che all’epoca dei faraoni avevano un ruolo politico. Amenhotep III fece costruire il palazzo di Malqata (chiamato “palazzo dell’Aton abbagliante”) da dove governava, Ramses III un enorme tempio cruciale per stabilire il suo dominio. Dunque le fonti avevano già chiarito che anche questa parte di Tebe fosse un centro amministrativo di primo piano. Il ruolo produttivo era stato evidenziato sin dalla scoperta del villaggio di Deir el-Medina, dove vivevano gli artigiani e gli operai che costruivano tombe e templi e si occupavano della manutenzione. Riguardo all’epiteto d’oro, Hawass lo spiega così: «La chiamo d’oro perché venne fondata durante l’età d’oro d’Egitto».

 

Zahi Hawass

National Geographic

Art News

Daily Mail

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