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La peste nera del ‘300 nell’Africa subsahariana?

marzo 22, 2019

Nel Medioevo, gli Etiopi adottarono santi europei della peste, tra cui san Sebastiano, qui mostrato in una pittura murale del XVII secolo in una chiesa etiope (Claire Bosc Tiesse and Anaïs Wion)

Lo Yersinia pestis, il batterio che provocò la peste nera tra il 1347 e il 1352 d.C., fece fino a 200 milioni di morti tra Europa, Asia e nord Africa. Finora si pensava che non avesse attraversato il deserto del Sahara e quindi l’Africa subsahariana. Nuove ricerche basate su prove storiche, genetiche e su siti archeologici quali Akrokrowa (Ghana) e Kirikongo (Burkina Faso), mostrano invece possibili segni della peste nera.

Oltre il deserto?

I pochi documenti scritti dall’Africa subsahariana medievale non menzionano la peste, e inoltre mancano le tipiche fosse comuni. Gli esploratori europei non registrarono alcun segno della malattia nel XV e XVI secolo, anche se i focolai continuavano a colpire l’Europa. Nuove prove sembrano però sostenere che la Morte Nera probabilmente seminò devastazione nell’Africa medievale subsahariana. «È del tutto possibile che la peste si diresse a sud», dice Anne Stone, genetista antropologica che studia i patogeni antichi presso l’Arizona State University (ASU). Bisognerà trovare del DNA medievale dall’Africa per confermare la teoria che, se dimostrata, rivaluterà le rotte commerciali tra l’Africa subsahariana e gli altri continenti. Oggi la peste è endemica in alcune parti dell’Africa; la maggior parte degli storici ipotizza che arrivò nel XIX secolo dall’India o dalla Cina. Ma Gérard Chouin, archeologo e storico al College of William & Mary e team leader del programma di ricerca GLOBAFRICA dell’Agenzia nazionale francese di ricerca (CNRS), si è chiesto se la peste non fosse arrivata molto prima, visti i risultati degli scavi nel sito di Akrokrowa in Ghana.

Prove archeologiche

Gli eventi del XIV secolo hanno trasformato profondamente 3 insediamenti africani. In Ghana, la comunità agricola di Akrokrowa era stata fondata intorno al 700 d.C., circondata da un fossato e da un terrapieno. Alla fine del 1300, Akrokrowa e altre decine di insediamenti della regione furono abbandonati. Un caso simile è la città di Ife, in Nigeria, patria del popolo Yoruba, anche se quel sito venne successivamente rioccupato. Oppure Kirikongo, in Burkina Faso, dove hanno recentemente scavato Daphne Gallagher e Stephen Dueppen, archeologi dell’Università dell’Oregon. Kirikongo era cresciuta costantemente per oltre un millennio: dal 100 d.C. i suoi abitanti coltivavano, allevavano bestiame e lavoravano il ferro. Poi nella seconda metà del XIV secolo, l’insediamento si ridusse improvvisamente della metà, senza tracce di carestie, conflitti o migrazioni. Secondo Stone, i cambiamenti improvvisi a Kirikongo e Akrokrowa somigliano a quelli nelle isole britanniche durante la peste di Giustiniano dal VI all’VIII secolo d.C.

Prove storiche e genetiche

Gli storici hanno trovato menzioni, precedentemente sconosciute, di epidemie nei testi etiopici del XIII-XV secolo. Una riporta che uccise “un numero così grande di persone che non c’era più nessuno a seppellire i morti”. Non è chiaro quale fosse la malattia, ma la storica Marie-Laure Derat del CNRS di Parigi ha rilevato che nel XV secolo gli etiopi avevano adottato due santi europei invocati contro la peste, san Rocco e san Sebastiano. Per quanto riguarda le prove genetiche, uno studio del 2016 su Cell Host & Microbe ha scoperto che un batterio della peste, oggi presente solo nell’Africa orientale e centrale, è un sottogruppo dell’Yersinia pestis medievale. «È il parente, ancora in vita, più vicino al ceppo della Morte Nera», dice Monica Green (ASU), le cui analisi di questa e di altre filogenesi della peste sono state pubblicate sulla rivista Afriques. «Noi storici non abbiamo ancora un racconto adatto alle nuove evidenze genetiche». Questo “cugino” della Morte Nera arrivò probabilmente in Africa orientale tra il XV e il XVI secolo, dopo che un altro ceppo di Yersinia pestis (ora estinto) aveva già colpito in Africa occidentale e forse oltre.

Reazioni

«L’analisi di Green è molto convincente», afferma Javier Pizarro-Cerda, microbiologo dell’Istituto Pasteur di Parigi che studia lo Yersinia pestis. È intrigante, concorda Benjamin Adisa Ogunfolakan, archeologo e direttore del Museo di storia naturale dell’Università Obafemi Awolowo di Ife, ma le prove finora non sono abbastanza forti da riscrivere secoli di storia africana. «La pistola fumante che sogno», dice Chouin, «è il DNA antico di Yersinia pestis proveniente da resti umani nell’Africa subsahariana». Sebbene il calore e l’umidità della regione degradino rapidamente il DNA, Stone spera che i ricercatori inizieranno a cercare il DNA nei denti umani, dove è più probabile che si sia conservato il batterio. Qualunque calamità abbia colpito l’Africa subsahariana medievale, l’impatto durò a lungo. Akrokrowa fu abbandonata all’incirca nel 1365 e Kirikongo non fu più la stessa: l’insediamento rimase piccolo, le ceramiche diventarono molto più semplici e la cultura si avvicinò a quella del vicino impero del Mali. «Questo è solo l’inizio della storia», dice Dueppen.

Science

Afriques

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