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	<title>Il Fatto Storico &#187; Preistoria</title>
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	<description>Quotidiano di Storia e Archeologia</description>
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		<title>Il Fatto Storico &#187; Preistoria</title>
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		<title>L&#8217;origine e la diffusione dei cavalli domestici</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 21:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo una nuova ricerca dell&#8217;Università di Cambridge, l&#8217;addomesticamento dei cavalli avvenne tra le steppe della moderna Ucraina, del sud-ovest della Russia e del Kazakistan occidentale, mischiandosi poi con altre razze di cavalli come si diffondevano nel resto di Europa e Asia. Per diversi decenni gli scienziati si sono interrogati sull&#8217;origine dei cavalli domestici. Sulla base [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9807&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una nuova ricerca dell&#8217;Università di Cambridge, l&#8217;addomesticamento dei cavalli avvenne tra le steppe della moderna Ucraina, del sud-ovest della Russia e del Kazakistan occidentale, mischiandosi poi con altre razze di cavalli come si diffondevano nel resto di Europa e Asia.</p>
<div id="attachment_9811" class="wp-caption alignnone" style="width: 570px"><img class="size-full wp-image-9811" title="(University of Cambridge)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/05/university-of-cambridge.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(University of Cambridge)</p></div>
<p>Per diversi decenni gli scienziati si sono interrogati sull&#8217;origine dei cavalli domestici. Sulla base delle testimonianze archeologiche si è a lungo pensato che ciò fosse avvenuto nella parte occidentale della steppa eurasiatica. Tuttavia, una singola origine in un&#8217;area geograficamente limitata appariva in contrasto con il gran numero di lignaggi femminili contenuti nel patrimonio genetico del cavallo domestico, che quindi veniva più ritenuto il risultato di molteplici addomesticamenti verificatesi in una vasta area geografica.</p>
<p>Per risolvere la questione, gli scienziati dell&#8217;Università di Cambridge hanno utilizzato un database genetico di oltre 300 cavalli, scoprendo che l&#8217;antenato selvatico dei cavalli domestici, l&#8217;ormai estinto <em>Equus ferus</em>, arrivò nell&#8217;Asia orientale circa 160.000 anni fa. Sono anche stati in grado di dimostrare che l&#8217;<em>Equus ferus</em> venne addomesticato nella steppa eurasiatica occidentale, e che le mandrie si sono poi ripetutamente ricostituite coi cavalli selvatici come si diffondevano in tutta l&#8217;Eurasia.</p>
<p>La dott.ssa Vera Warmuth, del dipartimento di Zoologia dell&#8217;Università di Cambridge, spiega: &#8220;La nostra ricerca mostra chiaramente che la popolazione fondatrice dei cavalli domestici si originò nella steppa eurasiatica occidentale, un&#8217;area dove sono state trovate anche le prime tracce archeologiche. La diffusione del cavallo domestico differiva da quella di molte altre specie animali addomesticate, in quanto le mandrie che si diffondevano aumentavano grazie ai locali cavalli selvatici su una scala senza precedenti. Se questi ripopolamenti coinvolgevano principalmente cavalle selvatiche, possiamo spiegare il gran numero di lignaggi femminili nel patrimonio genetico dei cavalli senza dover invocare origini di domesticazione multiple&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.cam.ac.uk/research/news/mystery-of-the-domestication-of-the-horse-solved/" target="_blank">Università di Cambridge</a></p>
<p><a href="http://www.pnas.org/content/early/2012/05/02/1111122109" target="_blank">PNAS</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9807/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9807&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">(University of Cambridge)</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Il sangue più antico del mondo è di Ötzi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 21:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ötzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suo DNA è stato decifrato, i campioni dello stomaco e dell’intestino hanno fatto luce sul suo ultimo pasto, le circostanze della morte violenta sembrano ormai chiare. Tuttavia, fino ad oggi, i ricercatori non erano riusciti a individuare alcun residuo di sangue di Ötzi, l’uomo preistorico vissuto 5.300 anni fa sulle Alpi: le analisi dell’aorta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9657&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo DNA è stato decifrato, i campioni dello stomaco e dell’intestino hanno fatto luce sul suo ultimo pasto, le circostanze della morte violenta sembrano ormai chiare. Tuttavia, fino ad oggi, i ricercatori non erano riusciti a individuare alcun residuo di sangue di Ötzi, l’uomo preistorico vissuto 5.300 anni fa sulle Alpi: le analisi dell’aorta non avevano infatti portato ad alcun risultato.</p>
<p>Ora un team di ricerca italo-tedesco, composto da ricercatori dell’EURAC di Bolzano e della Technische Universität di Darmstadt, ha rivelato, grazie all’uso della nanotecnologia, la presenza di globuli rossi sulle ferite di Ötzi.</p>
<div id="attachment_9658" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9658" title="(iceman.it)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/05/iceman-it.jpg?w=600&h=759" alt="" width="600" height="759" /><p class="wp-caption-text">(iceman.it)</p></div>
<div id="attachment_9660" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.livescience.com/20030-ice-mummy-oldest-blood-cells.html"><img class="size-full wp-image-9660" title="Un globulo rosso trovato in un tessuto di Ötzi (Albert Zink)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/05/albert-zink.jpg?w=600&h=418" alt="" width="600" height="418" /></a><p class="wp-caption-text">Un globulo rosso trovato in un tessuto di Ötzi (Albert Zink)</p></div>
<p>“Finora non sapevamo quanto a lungo si potesse conservare il sangue, né tantomeno come si presentavano i globuli rossi dell’uomo durante l’età del rame”, spiega Albert Zink, direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC).</p>
<p>Il team di ricerca ha prelevato dei campioni di tessuto dalla ferita sulla schiena di Ötzi (causata da una freccia) e da una ferita da taglio sulla mano destra. Poi ha elaborato un modello tridimensionale del tessuto, scoprendo così la presenza di globuli rossi con la loro classica forma “a ciambella”. La stessa struttura che ritroviamo oggi negli individui sani.</p>
<p>“Per essere certi al cento per cento che si trattasse di vere e proprie cellule del sangue e non di polline, batteri o di un’impronta lasciata da una cellula ormai scomparsa, abbiamo adoperato un secondo metodo di analisi: la cosiddetta spettroscopia Raman”, spiegano Marek Janko e Robert Stark, membri insieme ad Albert Zink del Center for Nanosciences di Monaco.</p>
<p>La spettroscopia Raman illumina i campioni di tessuto con una luce intensa, grazie alla quale si riescono a identificare le diverse molecole per mezzo di uno spettro di dispersione della luce. Questo metodo ha confermato che i globuli rossi di Ötzi hanno lo stesso aspetto dei campioni moderni di sangue umano.</p>
<p>Oltre ai globuli rossi, l’analisi ha rivelato tracce di fibrina, una proteina che regola la coagulazione del sangue. “La fibrina emerge nelle ferite fresche e successivamente tende a diminuire. Questo conferma la tesi che Ötzi sia morto subito dopo esser stato ferito dalla freccia e non nei giorni successivi, come era stato ipotizzato inizialmente”, spiega Albert Zink.</p>
<p>I risultati della ricerca sono stati da poco pubblicati sulla rivista &#8220;<em>Journal of the Royal Society Interface</em>&#8220;.</p>
<div id="attachment_9659" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9659" title="(iceman.it)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/05/iceman-it1.jpg?w=600&h=801" alt="" width="600" height="801" /><p class="wp-caption-text">(iceman.it)</p></div>
<p><a href="http://www.iceman.it/it/node/1175" target="_blank">Museo Archeologico dell’Alto Adige</a></p>
<p><a href="http://rsif.royalsocietypublishing.org/content/early/2012/04/26/rsif.2012.0174.abstract" target="_blank">Journal of the Royal Society Interface</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9657/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9657&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Svelata l&#8217;origine dell&#8217;ossidiana di Göbekli Tepe</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/04/20/svelata-lorigine-dellossidiana-di-gobekli-tepe/</link>
		<comments>http://ilfattostorico.com/2012/04/20/svelata-lorigine-dellossidiana-di-gobekli-tepe/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 21:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Misteri]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[Gobekli Tepe]]></category>

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		<description><![CDATA[Una squadra di ricercatori ha scoperto da dove provengono circa 130 lame in ossidiana trovate nel sito di Göbekli Tepe, &#8220;il più antico tempio del mondo&#8221; oggi situato in Turchia. Gli utensili, di origine vulcanica, furono creati anche a 500 km di distanza. Solo una piccola parte di Göbekli Tepe è stato scavata finora, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9416&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una squadra di ricercatori ha scoperto da dove provengono circa 130 lame in ossidiana trovate nel sito di Göbekli Tepe, &#8220;il più antico tempio del mondo&#8221; oggi situato in Turchia.</p>
<p>Gli utensili, di origine vulcanica, furono creati anche a 500 km di distanza.</p>
<div id="attachment_9590" class="wp-caption alignnone" style="width: 585px"><img class="size-full wp-image-9590" title="(Tristan Carter)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/tristan-carter.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(Tristan Carter)</p></div>
<p>Solo una piccola parte di Göbekli Tepe è stato scavata finora, ma ciò che è stato portato alla luce è sorprendente. Il sito contiene almeno 20 cerchi di pietra, uno dentro l&#8217;altro, con diametri che vanno dai 10 ai 30 metri. I ricercatori sospettano che i cerchi esterni venissero riempiti coi detriti prima di costruire un nuovo cerchio all&#8217;interno.</p>
<p>Enigmatici sono le statue e i bassorilievi di persone e animali scolpiti sui blocchi di pietra calcarea a forma di T e sugli enormi pilastri centrali.</p>
<p>Ancor più enigmatico è però quello che non è stato trovato. Le costruzioni non contengono focolari, e i resti di piante e animali non mostrano segni di addomesticamento. Inoltre, finora non ci sono edifici che gli archeologi pensano siano stati utilizzati per la vita quotidiana.</p>
<div id="attachment_9589" class="wp-caption alignnone" style="width: 585px"><img class="size-full wp-image-9589" title="(Teomancimit)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/teomancimit.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(Teomancimit)</p></div>
<div id="attachment_9591" class="wp-caption alignnone" style="width: 517px"><img class="size-full wp-image-9591" title="(Tristan Carter)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/tristan-carter1.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(Tristan Carter)</p></div>
<div id="attachment_2995" class="wp-caption alignnone" style="width: 431px"><a href="http://ilfattostorico.com/2010/03/17/il-mistero-di-gobekli-tepe/"><img class="size-full wp-image-2995" title="(Berthold Steinhilber)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/03/berthold-steinhilber3.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">(Berthold Steinhilber)</p></div>
<p>Per cercare di risolvere alcuni dei misteri, il team di Tristan Carter (McMaster University a Hamilton, Canada) e del direttore degli scavi Klaus Schmidt ha esaminato la composizione chimica degli utensili per scoprire da quali fonti vulcaniche provenisse l&#8217;ossidiana. &#8220;Siamo in grado di dire esattamente da quale monte proviene, e a volte anche da quale fianco del vulcano&#8221;, ha detto Carter.</p>
<p>Almeno tre delle fonti si trovano nella Turchia centrale, in Cappadocia, cioè a quasi 500 km di distanza da Göbekli Tepe. Almeno altre tre sono invece della parte orientale del paese, vicino al lago di Van, circa a 250 km di distanza dal sito. Un&#8217;altra fonte ancora si trova poi nel nord-est della Turchia, a 500 km di distanza.</p>
<p>Ciò che rende speciali questi risultati, dicono i ricercatori, non sono tanto le distanze, ma piuttosto la varietà delle fonti di ossidiana. Ci sono molte ragioni che potrebbero spiegare come siano arrivati quegli utensili a Göbekli Tepe; quello suggestivo, proposto dal team di ricerca, è che il sito fosse una sorta di luogo di pellegrinaggio che attraeva persone da molti luoghi diversi.</p>
<div id="attachment_2999" class="wp-caption alignnone" style="width: 530px"><a href="http://ilfattostorico.com/2010/03/17/il-mistero-di-gobekli-tepe/"><img class="size-full wp-image-2999" title="(smithsonian.com)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/03/smithsonian-com.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">(smithsonian.com)</p></div>
<p><a href="http://www.livescience.com/19085-world-oldest-temple-tools-pilgrimage.html" target="_blank">Live Science</a></p>
<p><strong>Vedi anche: <a title="Il mistero di Gobekli Tepe" href="http://ilfattostorico.com/2010/03/17/il-mistero-di-gobekli-tepe/" target="_blank">Il mistero di Gobekli Tepe</a>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9416/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9416&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">(Teomancimit)</media:title>
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			<media:title type="html">(Tristan Carter)</media:title>
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		<title>I Neandertal avevano gli occhi marroni?</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/04/19/i-neandertal-avevano-gli-occhi-marroni/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 21:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[Neandertal]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei musei di tutto il mondo le riproduzioni di Neandertal hanno spesso gli occhi azzurri o verdi, la pelle chiara e i capelli rossicci. Una nuova analisi del DNA suggerisce però che tre femmine di Neandertal dalla Croazia avevano in realtà occhi marroni, capelli castani e la pelle scura. I risultati potrebbero contribuire a gettare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9582&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei musei di tutto il mondo le riproduzioni di Neandertal hanno spesso gli occhi azzurri o verdi, la pelle chiara e i capelli rossicci. Una nuova analisi del DNA suggerisce però che tre femmine di Neandertal dalla Croazia avevano in realtà occhi marroni, capelli castani e la pelle scura.</p>
<p>I risultati potrebbero contribuire a gettare nuova luce sull&#8217;evoluzione della famiglia che comprende sia gli uomini moderni che i Neandertal, estinti da circa 30.000 anni.</p>
<p>Lo studio ha provocato un profondo scetticismo tra diversi ricercatori che ne criticano numerosi aspetti della metodologia. I risultati contrastano peraltro con altre prove genetiche e all&#8217;ipotesi che i Neandertal, che vissero per lo più a latitudini settentrionali, dovessero avere la pelle chiara per ottenere abbastanza vitamina D.</p>
<div id="attachment_9583" class="wp-caption alignnone" style="width: 550px"><img class="size-full wp-image-9583" title="(Philippe Plailly &amp; Atelier Daynes / Photo Researchers, Inc)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/philippe-plailly-atelier-daynes-photo-researchers-inc.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(Philippe Plailly &amp; Atelier Daynes / Photo Researchers, Inc)</p></div>
<p>Lo studio si è focalizzato su 40 sequenze di materiale genetico che aiutano a determinare la pigmentazione. Il problema è che caratteristiche come il colore dei capelli sono controllate da più geni.</p>
<p>Per determinare l&#8217;impatto cumulativo di più geni su una caratteristica, gli autori hanno semplicemente sommato l&#8217;impatto dei singoli geni. La Neandertal conosciuta come Vi33.26, ad esempio, aveva sette geni per gli occhi marroni, uno per gli occhi &#8220;non marroni&#8221;, tre per gli occhi azzurri, e quattro per occhi &#8220;non azzurri&#8221;. Nei calcoli dei ricercatori, ciò significa sei geni a favore del marrone e un saldo negativo per il blu, e quindi gli occhi di Vi33.26 erano probabilmente marroni. Stando a questo metodo, le tre Neandertal avevano una carnagione scura e occhi marroni, mentre due avevano capelli castani e una rossi.</p>
<p>L&#8217;autrice dello studio Tábita Hünemeier, della Universidade Federal do Rio Grande do Sul in Brasile, non è sorpresa dai risultati: &#8220;C&#8217;era una numerosa popolazione di Neandertal in Europa. È impossibile che tutti avessero i capelli rossi o gli occhi azzurri&#8221;.</p>
<p>Lei e i suoi colleghi hanno avvalorato la loro tecnica applicandola a 11 esseri umani. Quasi il 60% delle loro previsioni con questa formula corrisponde l&#8217;aspetto fisico dei soggetti, dicono gli autori. Il team ritiene che questa percentuale sia soddisfacente, data la complessità della genetica per queste caratteristiche.</p>
<p>Il problema di queste tecniche è che i geni hanno diversi livelli di impatto, afferma Carles Lalueza-Fox dell&#8217;Istituto di Biologia Evoluzionistica di Barcellona. Un suo studio genetico sui Neandertal del 2007 aveva scoperto che alcuni geni della pigmentazione hanno un effetto così potente che prevalgono sugli altri. Il colore della pelle più chiaro negli europei, per esempio, è dovuto quasi interamente a un singolo gene, dice.</p>
<p>Un altro problema, dice John Hawks dell&#8217;Università del Wisconsin, è che lo studio si concentra sugli effetti delle variazioni genetiche riscontrate negli uomini moderni. Ma i capelli e il colore della pelle dei Neandertal erano quasi certamente influenzati da variazioni genetiche uniche per loro, che erano una specie diversa dagli esseri umani. Quindi lo studio non prende in considerazione, né potrebbe farlo, molti dei fattori che hanno influenzato l&#8217;aspetto dei Neandertal.</p>
<p><a href="http://news.sciencemag.org/sciencenow/2012/03/were-some-neandertals-brown-eyed.html?ref=hp" target="_blank">Science</a></p>
<p><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ajhb.22263/abstract" target="_blank">American Journal of Human Biology </a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9582/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9582&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">(Philippe Plailly &#38; Atelier Daynes / Photo Researchers, Inc)</media:title>
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	</item>
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		<title>Il focolare più antico del mondo</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/04/04/il-focolare-piu-antico-del-mondo/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 21:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Homo erectus era in grado di controllare il fuoco già un milione di anni fa. All’interno dei sedimenti che compongono lo strato 10 della grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, un team internazionale di ricercatori ha infatti riconosciuto microscopici resti di cenere di erbe, foglie e ramoscelli, associati a frammenti di ossa bruciate e a pietre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9508&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<em>Homo erectus</em> era in grado di controllare il fuoco già un milione di anni fa. All’interno dei sedimenti che compongono lo strato 10 della grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, un team internazionale di ricercatori ha infatti riconosciuto microscopici resti di cenere di erbe, foglie e ramoscelli, associati a frammenti di ossa bruciate e a pietre alterate dal fuoco: lo rivela un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS.</p>
<div id="attachment_9509" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9509" title="L’interno della grotta di Wonderwerk (M. Chazan)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/l_interno-della-grotta-di-wonderwerk-m-chazan.jpg?w=600&h=450" alt="" width="600" height="450" /><p class="wp-caption-text">La grotta di Wonderwerk (M. Chazan)</p></div>
<p>Grazie alla tecnica della microspettroscopia all&#8217;infrarosso, Francesco Berna, il ricercatore italiano della Boston University che ha condotto le analisi insieme a Paul Goldeberg, docente nello stesso ateneo, ha potuto identificare con certezza ossa combuste a temperature comprese tra i 400 e i 700 gradi.</p>
<p>“I risultati ottenuti mi hanno completamente stupito”, racconta Berna. “All’inizio eravamo andati lì quasi con l&#8217;idea di chiudere la diatriba aperta da Beumont, il primo archeologo che ha scavato a Wondewerk tra gli anni Ottanta e Novanta, il quale sosteneva che ci fossero dei focolari. Ed effettivamente abbiamo dimostrato che quelli che lui considerava focolari sono in realtà dei livelli di crollo di dolomite alterata. Ma in altri strati  le ossa analizzate all&#8217;infrarosso sono apparse bruciate, e allora abbiamo cominciato a cercare dove fossero le ceneri e le abbiamo trovate in livelli che a occhio nudo apparivano insospettabili”.</p>
<p><strong>Focolari fantasma</strong></p>
<p>Gli antichi focolari di Wondewerk sono infatti praticamente invisibili a occhio nudo. Ma grazie alla tecnica utilizzata da Berna, la microspettroscopia all’infrarosso, sono invece apparse evidenti le prove della combustione.</p>
<p>I materiali sottoposti ad alte temperature, come ossa o vegetali, subiscono delle modificazioni chimiche permanenti che vengono riconosciute come una sorta di “firma” dallo spettroscopio all’infrarosso.</p>
<p>Nel corso della ricerca, Berna ha esaminato alcune sezioni sottili di suolo provenienti dal livello 10 della grotta. Queste particolari sezioni, spesse pochi millesimi di millimetro, si ottengono tagliando dei blocchetti di suolo prelevati sul campo: una volta impregnati in resine speciali questi blocchi diventano duri come la roccia e possono così essere tagliati in lamine sottilissime che vengono osservate al microscopio.</p>
<p><strong>Il primo fuoco</strong></p>
<p>Fino a ora i focolari più antichi erano quelli scoperti a Gesher Benot Ya’akov in Israele, risalenti a circa 700 mila anni fa. Anche a Swartkrans, in Sudafrica, furono ritrovati materiali combusti, datati a un milione di anni fa, ma in entrambi i casi, trattandosi di siti all’aperto non si è mai potuta escludere del tutto l’azione di incendi naturali.</p>
<p>Invece, l’ottimo stato di conservazione dei materiali di Wonderwerk, che provengono da una zona interna della grotta, permette di escludere anche l’eventualità di un trasporto da parte di altri agenti naturali: “Il materiale è troppo grande, angolare e ben conservato per essere stato trasportato da acqua o vento all’interno della grotta. Addirittura alcune ossa scaldate hanno ancora attaccato del sedimento, che si è rivelato essere combusto anch’esso. Inoltre, le pietre sottoposte al calore si alterano in un modo particolare e da esse si staccano dei frammenti dalla tipica forma a coperchio: alcuni di questi sono stati ritrovati in corso di scavo e rimontati sulla pietra dalla quale si sono staccati, dimostrando una combustione <em>in situ</em>”.</p>
<p>Le analisi condotte dai ricercatori dimostrano quindi che un milione di anni fa, nella grotta di Wonderwerk, i nostri antenati erano in grado di controllare dei focolari, che forse servivano per cuocere il cibo. Berna spiega infatti che “le evidenze in nostro possesso sono compatibili con una serie di piccoli fuochi da campo che raggiungevano temperature di circa 500-600 gradi, e la quantità di ossa bruciate fa pensare che potessero essere cucinate. Non abbiamo ancora escluso però la possibilità che le ossa venissero gettate nel fuoco una volta consumata la carne cruda”.</p>
<p><em><strong>Homo erectus</strong></em><strong> cuoco provetto?</strong></p>
<p>La capacità di accendere e controllare un fuoco è considerata una tappa fondamentale nell’evoluzione umana, non solo dal punto di vista culturale e comportamentale, ma anche biologico.</p>
<p>Secondo l’ipotesi formulata dal primatologo Richard Wrangham, <em>Homo erectus</em> era adattato a una dieta basata, almeno in parte, su cibo cotto, e il consumo di carne cucinata “gli avrebbe fornito un vantaggio evolutivo enorme rispetto agli altri ominidi”, spiega Berna.</p>
<p>Questa ipotesi è però ancora molto discussa, visto che fino ad ora non esistevano prove certe di uso controllato del fuoco così antiche: le evidenze archeologiche iniziano infatti ad essere costanti solo in contesti più recenti, a partire circa da 400 mila anni fa, cioè con la comparsa dei Neanderthal e dei primi uomini moderni.</p>
<p>Così, per sostenere che i focolari di Wonderwerk venissero usati effettivamente anche per cuocere la carne saranno necessarie ulteriori analisi, aggiunge Berna: “Adesso vogliamo cercare di ottenere le prova della cottura da studi più approfonditi sulle ossa e dall’analisi dai residui organici nei sedimenti”.</p>
<p><a href="http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2012/04/04/news/in_una_grotta_dell_homo_erectus_il_focolare_pi_antico_mai_ritrovato-945906/" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p><a href="http://www.pnas.org/content/early/2012/03/27/1117620109.abstract" target="_blank">PNAS</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9508/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9508&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">L’interno della grotta di Wonderwerk (M. Chazan)</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Le prime analisi del genoma di Ötzi</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/04/02/le-prime-analisi-del-genoma-di-otzi/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 21:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio pubblicato su Nature ha rivelato nuovi interessanti dettagli su Ötzi, l’uomo preistorico vissuto 5.300 anni fa sulle Alpi. La mummia evidenzia non solo una predisposizione genetica a malattie cardiocircolatorie, ma anche uno dei sintomi: l&#8217;arteriosclerosi. Circa un anno e mezzo fa, il team di ricerca aveva decodificato il genoma completo dell’Uomo venuto dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9497&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio pubblicato su <em>Nature </em>ha rivelato nuovi interessanti dettagli su Ötzi, l’uomo preistorico vissuto 5.300 anni fa sulle Alpi. La mummia evidenzia non solo una predisposizione genetica a malattie cardiocircolatorie, ma anche uno dei sintomi: l&#8217;arteriosclerosi.</p>
<div id="attachment_9503" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9503" title="(S. Marco/EURAC)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/s-marco-eurac.jpg?w=600&h=401" alt="" width="600" height="401" /><p class="wp-caption-text">Eduard Egarter-Vigl (a sinistra) and Albert Zink (a destra) prendono un campione di Ötzi nel novembre 2010 (S. Marco/EURAC)</p></div>
<div id="attachment_9504" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9504" title="La nuova ricostruzione di Ötzi (iceman.it)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/04/iceman-it.jpg?w=600&h=801" alt="" width="600" height="801" /><p class="wp-caption-text">La nuova ricostruzione di Ötzi (iceman.it)</p></div>
<p>Circa un anno e mezzo fa, il team di ricerca aveva decodificato il genoma completo dell’Uomo venuto dal ghiaccio, rivelandone il patrimonio genetico. Era stato così preparato il terreno per risolvere altri enigmi sulla mummia umida più antica del mondo. Ed ecco il traguardo successivo: i ricercatori dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’EURAC e dei due Istituti di genetica umana delle Università di Tubinga e dello Saarland hanno analizzato i risultati del sequenziamento del DNA da diversi punti di vista.</p>
<p>Che Ötzi fosse geneticamente predisposto a malattie cardiocircolatorie è interessante perché, 5.000 anni fa, non si era esposti ai rischi che oggi ne influenzano fortemente l’insorgere: l’Iceman non era sovrappeso e non conduceva una vita sedentaria. “La conferma che questa predisposizione genetica fosse riscontrabile già ai tempi di Ötzi è rilevante perché mostra che le malattie cardiocircolatorie possono non essere legate alla civilizzazione. Ora, il passo successivo sarà quello di analizzare in maniera più approfondita lo sviluppo di queste patologie”, sottolinea l’antropologo Albert Zink.</p>
<p>L’analisi del genoma ha inoltre evidenziato tracce di borrelia, una famiglia di batteri che causa una malattia infettiva trasmessa attraverso le zecche. Carsten Pusch, che ha condotto le indagini genetiche a Tubinga, afferma: “Si tratta della più antica testimonianza di borreliosi, ora sappiamo che questa infezione esisteva già 5.000 anni fa.”</p>
<p>Un altro aspetto considerato dai ricercatori è stata l’origine genetica dell’Uomo venuto dal Ghiaccio. Le ricerche hanno dimostrato che Ötzi appartiene a un aplogruppo K molto raro in Europa. Questo permette di trarre due conclusioni: gli antenati di Ötzi sono emigrati dal vicino Oriente nel neolitico in seguito alla diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento; il loro DNA si è conservato fino a oggi in regioni isolate, come Sardegna e Corsica.</p>
<p>Attraverso gli studi genetici è stato possibile ottenere informazioni anche sulle caratteristiche fisiche dell’Uomo venuto dal ghiaccio: Ötzi aveva gli occhi marroni, i capelli castani e soffriva di intolleranza al lattosio.  Questa scoperta avvalora l’ipotesi che anche 5.000 anni fa, nonostante si vivesse in una società contadina, l’intolleranza al lattosio era molto diffusa. Solo con l’addomesticamento degli animali, gli uomini hanno poi sviluppato la capacità di digerire il latte anche in età adulta.</p>
<p><a href="http://www.iceman.it/it/genoma" target="_blank">Museo Archeologico dell&#8217;Alto Adige</a></p>
<p><a href="http://www.nature.com/news/iceman-s-dna-reveals-health-risks-and-relations-1.10130" target="_blank">Nature<br />
</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9497/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9497&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">(S. Marco/EURAC)</media:title>
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			<media:title type="html">La nuova ricostruzione di Ötzi (iceman.it)</media:title>
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		<title>I Neandertal si erano già quasi estinti prima dell&#8217;arrivo dei Sapiens</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 21:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[Neandertal]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo studio sostiene che quando l&#8217;Homo Sapiens arrivò in Europa, gli uomini di Neandertal erano già sulla via dell&#8217;estinzione. L&#8217;analisi mitocondriale del DNA suggerisce che nell&#8217;Europa occidentale la maggior parte dei nostri cugini si era estinta già 50.000 anni fa &#8211; migliaia di anni prima dell&#8217;apparizione sul continente della nostra specie. Un piccolo gruppo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9424&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio sostiene che quando l&#8217;Homo Sapiens arrivò in Europa, gli uomini di Neandertal erano già sulla via dell&#8217;estinzione. L&#8217;analisi mitocondriale del DNA suggerisce che nell&#8217;Europa occidentale la maggior parte dei nostri cugini si era estinta già 50.000 anni fa &#8211; migliaia di anni prima dell&#8217;apparizione sul continente della nostra specie.</p>
<p>Un piccolo gruppo di uomini di Neanderthal aveva poi ricolonizzato parti d&#8217;Europa sopravvivendo per circa 10.000 anni, prima di sparire definitivamente.</p>
<div id="attachment_9425" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9425" title="I denti neandertaliani ritrovati nel sito spagnolo di Valdegoba (Centro de evolución y comportamiento humanos, UCM-ISCIII)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/i-denti-neandertaliani-ritrovati-nel-sito-spagnolo-di-valdegoba-centro-de-evolucic3b3n-y-comportamiento-humanos-ucm-isciii.jpg?w=600&h=545" alt="" width="600" height="545" /><p class="wp-caption-text">I denti neandertaliani ritrovati nel sito spagnolo di Valdegoba (Centro de evolución y comportamiento humanos, UCM-ISCIII)</p></div>
<div id="attachment_9426" class="wp-caption alignnone" style="width: 314px"><img class="size-full wp-image-9426" title="(SPL)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/spl.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">(SPL)</p></div>
<p>I ricercatori, attraverso un’analisi statistica delle sequenza di DNA mitocondriale estratto da 13 esemplari fossili di Neandertal hanno scoperto che nelle popolazioni neandertaliane vissute più di 50 mila anni fa la variabilità genetica era del tutto simile a quella esistente nel genoma dell’uomo moderno. Inaspettatamente, invece, hanno notato che nei gruppi più recenti, datati tra i 48 mila e i 36 mila anni fa, la variabilità era notevolmente più bassa. Come spiega Anders Götherström, uno degli autori dello studio e genetista dell’Università di Uppsala, “negli ultimi Neandertal  la variabilità era addirittura inferiore a quella che si riscontra attualmente in una popolazione piccola e isolata come quella islandese”.</p>
<p>Per i ricercatori quindi 50 mila anni fa i Neandertal scomparvero quasi del tutto, e solo un piccolo gruppo di loro riuscì a sopravvivere e a ricolonizzare l’Europa poco prima dell’arrivo dei primi uomini moderni. Secondo Juan Luis Arsuaga, il paleoantropologo dell’Università di Madrid che ha guidato il gruppo di ricerca, &#8220;all’epoca dell’arrivo dei sapiens, 40 mila anni fa, il numero delle femmine di Neandertal presenti in tutto il continente euroasiatico non superava le 5.000 unità”.</p>
<p>Negli ultimi anni gli studi sul DNA antico delle popolazioni preistoriche hanno riservato molte sorprese e come racconta Love Dalen, docente del Museo di Storia Naturale di Stoccolma, “scoprire che gli uomini di Neanderthal si fossero quasi estinti del tutto già molto tempo prima che entrassero  in contatto con gli esseri umani moderni è stata una grande rivelazione per tutti noi; ma soprattutto, indica che i Neandertal fossero molto più sensibili ai cambiamenti climatici che hanno avuto luogo durante l’Era glaciale di quanto si pensasse finora”.</p>
<p>Il gruppo di ricercatori che ha condotto lo studio ipotizza infatti che il profondo cambiamento nell’andamento della popolazione neandertaliana avvenuto 50 mila anni fa sia connesso all’instaurarsi di condizioni glaciali, e in particolare potrebbe essere legato ad uno o due episodi particolarmente freddi chiamati “eventi di Heinrich” che avrebbero avuto delle gravi conseguenze a livello ecologico in tutto il continente europeo.</p>
<p>Secondo Arsuaga, che in questi giorni era a Perugia ospite della seconda edizione della Scuola di Paleoantropologia, “circa 50 mila anni fa avvenne qualcosa che diminuì drammaticamente il numero dei Neandertal in Europa, e secondo noi anche un solo picco glaciale molto intenso potrebbe avere avuto delle conseguenze devastanti nei loro confronti. Il cambiamento climatico e gli effetti sul piano ecologico ne provocarono quasi un’estinzione completa, che nel DNA delle popolazione più recenti di Neandertal si riflette in una diminuzione drastica della variabilità genetica rispetto alle popolazioni più antiche”.</p>
<p>Questa nuova analisi genetica conferma quello che i paleoantropologi sospettavano già da tempo. Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, spiega infatti che “già dall’analisi morfologica degli scheletri si poteva intuire che fosse avvenuta una contrazione nelle dimensioni della popolazione neandertaliana. I crani degli ultimi Neandertal sono infatti tutti molto simili tra loro, come se fossero appartenuti a un unico e ristretto gruppo, mentre negli scheletri più antichi si osserva una maggiore variabilità”.</p>
<p><a href="http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/02/27/news/estinzione_neandertal_non_colpa_dei_sapiens-875300/" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p><a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-17179608" target="_blank">BBC</a></p>
<p><a href="http://mbe.oxfordjournals.org/content/early/2012/02/23/molbev.mss074.short?rss=1" target="_blank">Molecular Biology and Evolution</a></p>
<p>L&#8217;anno scorso una ricerca era arrivata alla conclusione che, nel periodo di convivenza, i Sapiens arrivarono ad essere più numerosi dei Neandertal di 9 o 10 a 1 (<a title="Sapiens 10, Neandertal 1" href="http://ilfattostorico.com/2011/08/26/sapiens-10-neandertal-1/" target="_blank">Sapiens 10, Neandertal 1</a>).</p>
<p>Nel 2009 un&#8217;altra ricerca basata sul DNA mitocondriale aveva concluso che la loro specie non arrivò a superare le 7000 unità (<a title="Gli uomini di Neandertal erano pochi" href="http://ilfattostorico.com/2009/07/19/gli-uomini-di-neandertal-erano-pochi/" target="_blank">Gli uomini di Neandertal erano pochi</a>).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9424/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9424&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">I denti neandertaliani ritrovati nel sito spagnolo di Valdegoba (Centro de evolución y comportamiento humanos, UCM-ISCIII)</media:title>
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			<media:title type="html">(SPL)</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Scoperti dei particolari fossili umani in Cina: &#8220;niente di straordinario&#8221;</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/03/17/scoperti-dei-particolari-fossili-umani-in-cina-niente-di-straordinario/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 21:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo tipo umano dalla mascella sporgente e dalle arcate sopraccigliari pronunciate sarebbe stato identificato in alcune ossa fossili scoperte nel sud della Cina: lo rivela uno studio recentemente pubblicato ma già ampiamente discusso. I “misteriosi fossili umani”, secondo l’ipotesi avanzata dal gruppo di ricercatori cinesi e australiani che ha pubblicato lo studio sulla rivista [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9412&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo tipo umano dalla mascella sporgente e dalle arcate sopraccigliari pronunciate sarebbe stato identificato in alcune ossa fossili scoperte nel sud della Cina: lo rivela uno studio recentemente pubblicato ma già ampiamente discusso.</p>
<p>I “misteriosi fossili umani”, secondo l’ipotesi avanzata dal gruppo di ricercatori cinesi e australiani che ha pubblicato lo studio sulla rivista <em>PLosOne</em>, potrebbero appartenere a una nuova specie umana che circa 11.500 anni fa conviveva a fianco della nostra. O forse questi fossili potrebbero testimoniare una delle prime migrazioni di esseri umani anatomicamente moderni fuori dall’Africa verso l’Asia orientale.</p>
<p>Ma per altri scienziati queste ossa non provano niente di più di quello che già sappiamo: cioè che ci sono uomini di tutti i tipi.</p>
<div id="attachment_9413" class="wp-caption alignnone" style="width: 445px"><img class="size-full wp-image-9413" title="Ricostruzione dell’uomo della Grotta dei Cervi (Peter Schouten)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/ricostruzione-dell_uomo-della-grotta-dei-cervi-peter-schouten.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Ricostruzione dell’uomo della Grotta dei Cervi (Peter Schouten)</p></div>
<div id="attachment_9414" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-9414" title="Il cranio più completo dell'uomo della Grotta dei Cervi, scoperto a Longlin, in Cina (Darren Cunroe)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/il-cranio-pic3b9-completo-delluomo-della-grotta-dei-cervi-scoperto-a-longlin-in-cina-darren-cunroe.jpg?w=600" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Il cranio più completo dell'uomo della Grotta dei Cervi, scoperto a Longlin, in Cina (Darren Cunroe)</p></div>
<div id="attachment_9553" class="wp-caption alignnone" style="width: 314px"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-17370170"><img class="size-full wp-image-9553" title="(Darren Cunroe)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/darren-cunroe.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">(Darren Cunroe)</p></div>
<p><strong>Cacciatori di cervi</strong></p>
<p>&#8220;Abbiamo scoperto una nuova popolazione di uomini preistorici i cui crani sono un mosaico insolito di caratteristiche primitive, come quelli dei nostri antenati vissuti centinaia di migliaia di anni fa&#8221;, spiega Darren Curnoe, coautore del nuovo studio e biologo della University of New South Wales, in Australia. &#8220;Dal punto di vista anatomico, all’interno dell&#8217;albero evolutivo umano, sono unici”.</p>
<p>I risultati dello studio si basano principalmente sui resti fossili di tre individui scoperti a Maludong, o Grotta dei Cervi, un sito archeologico nella provincia dello Yunnan scavato nel 1989 ma che non era ancora stato studiato. Insieme ai resti umani, gli archeologi hanno ritrovato anche moltissime ossa di cervo gigante, una specie ormai estinta che i cacciatori cacciavano e macellavano con strumenti in pietra e corno. Il team ha inoltre ricomposto uno scheletro umano incompleto scoperto nel 1979 nella vicina provincia di Guangxi, rimasto incastonato nella roccia che lo inglobava fino a quando il gruppo di ricercatori non è riuscito a estrarlo e a ricostruirlo.</p>
<div id="attachment_9554" class="wp-caption alignnone" style="width: 314px"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-17370170"><img class="size-full wp-image-9554" title="Scavi a Maludong (Darren Cunroe)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/darren-cunroe1.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Scavi a Maludong (Darren Cunroe)</p></div>
<p><strong>Il “tipo” della Grotta dei Cervi</strong></p>
<p>Tra le varie caratteristiche degli abitanti della Grotta dei Cervi che i ricercatori descrivono nel loro articolo vi sono il volto piatto, la mascella sporgente ma priva di mento, il naso largo e i denti molari molto grandi; il cranio era arrotondato e spesso, e le arcate sopraccigliari molto prominenti. I loro cervelli erano invece “di grandezza moderata”, spiega Curnoe. Nonostante questo struttura  apparentemente primitiva, la datazione al radiocarbonio suggerisce che la Grotta dei Cervi fosse frequentata tra i 14.500 e gli 11.500 anni fa, quando tutte le altre specie umane, come Homo neanderthalensis, si erano già estinte.</p>
<p>Questa datazione renderebbe quindi gli uomini di Maludong ancora più recenti di Homo floresiensis, un’altra presunta specie a sè stante dell’isola indonesiana di Flores. Scoperti nel 2003, gli &#8220;hobbit&#8221; di Flores sarebbero infatti vissuti, al massimo, fino a 13.000 anni fa.</p>
<p><strong>Una nuova specie umana?</strong></p>
<p>Gli autori dell’articolo sono comunque molto riluttanti nel classificare la nuova specie umana. Come spiega infatti Curnoe, &#8220;una delle grandi questioni in corso per gli scienziati che studiano l&#8217;evoluzione umana è la mancanza di una definizione biologica soddisfacente della nostra specie, Homo sapiens, e questo è uno dei motivi principali per cui siamo cauti nel classificare gli abitanti della Grotta dei Cervi”.</p>
<p>In ogni caso però, &#8220;le prove a favore di una nuova specie sono abbastanza importanti. I loro crani sono anatomicamente unici, e sono completamente diversi da quelli degli uomini che vivevano 150 mila anni fa o che ci sono oggi in Africa. In secondo luogo, il fatto stesso che queste caratteristiche abbiano persistito fino a quasi 11.000 anni fa, quando allo stesso tempo altri gruppi dall&#8217;aspetto moderno vivevano immediatamente a est e a sud, ci suggerisce che siano rimasti isolati. Si potrebbe quindi dedurre che a causa di questo isolamento o non si sono mai incrociati con altre popolazioni o lo hanno fatto ma in modo molto limitato, il che avrebbe scongiurato il loro assorbimento nella popolazione umana moderna”.</p>
<p>In alternativa, se questi resti appartenessero a una popolazione preistorica più grande, potrebbero allora testimoniare una delle prime dispersioni di esseri umani moderni dall&#8217;Africa in Asia. &#8220;I resti fossili della Grotta dei Cervi potrebbero essere la prova di una delle prime migrazioni in Asia: apparterebbero però a degli uomini che interagirono in modo limitato con gli altri gruppi umani e che forse non contribuirono in nessun modo allo sviluppo delle popolazioni attuali dell’Asia orientale&#8221;, ha spiegato Curnoe.</p>
<div id="attachment_9555" class="wp-caption alignnone" style="width: 314px"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-17370170"><img class="size-full wp-image-9555" title="Darren Curnoe e Ji Xueping (Darren Cunroe)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/darren-cunroe2.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Darren Curnoe e Ji Xueping (Darren Cunroe)</p></div>
<p><strong>&#8220;Niente di straordinario&#8221;</strong></p>
<p>L’ipotesi di una nuova specie umana sta comunque ricevendo un’accoglienza piuttosto cauta dalla comunità scientifica. Erik Trinkaus, antropologo della Washington University di St. Louis,  ha infatti descritto i risultati come &#8220;una spiacevole sovrainterpretazione dei resti di alcuni uomini moderni, particolarmente robusti e probabilmente con una certa affinità con i melanesiani moderni&#8221;, cioè con la popolazione indigena delle isole del Pacifico che si trovano tra la Nuova Guinea e le Fiji. &#8220;Non c&#8217;è niente di straordinario&#8221;, ha poi aggiunto Trinkaus a proposito dei resti fossili di Maludong.</p>
<p>Nemmeno Philipp Gunz, antropologo fisico del Max Planck Institute, in Germania, è particolarmente convinto, e a proposito dell&#8217;interpretazione avanzata nel nuovo studio ha detto: &#8220;Sarei molto sorpreso se quei resti appartenessero davvero a un nuovo gruppo umano ancora sconosciuto&#8221;.</p>
<p>Curnoe, rispondendo alle critiche, ha detto: &#8220;Mi aspettavo tutti questi commenti&#8221;.</p>
<p><strong>Di tutti i tipi</strong></p>
<p>Secondo Gunz, lo strano aspetto della gente della Grotta dei Cervi, probabilmente, &#8220;ci dice solo che gli esseri umani moderni sono una specie molto varia. Gli esseri umani moderni sono infatti estremamente variabili, soprattutto se si confrontano con i nostri parenti estinti più stretti, i Neandertal, che sembrano invece aver avuto una serie molto limitata di aspetti”. E sebbene un po’ insolito, il cranio descritto nel nuovo studio &#8220;si pone comunque all’interno del campo di variabilità dei crani umani moderni,&#8221; ha aggiunto Gunz. &#8220;Direi che non è del tutto inusuale per un uomo di quel periodo, quindi la mia sensazione è che questa non sia una nuova specie.&#8221;</p>
<p>Per Gunz, piuttosto, i fossili cinesi potrebbero essere la prova delle varie ondate migratorie che dall&#8217;Africa coinvolsero le diverse popolazioni di uomini anatomicamente moderni.</p>
<p><strong>Il codice mancante</strong></p>
<p>Per confermare o meno l’esistenza di questa nuova specie, comunque sono assolutamente necessarie delle analisi genetiche, ha spiegato Gunz: &#8220;Dovrebbe essere abbastanza facile estrarre il DNA da questi resti fossili [relativamente recenti], così poi si saprà con certezza come siano connessi a noi&#8221;.</p>
<p>Finora però i tentativi di ottenere del materiale genetico non hanno avuto successo. Adesso sono in corso nuove analisi che, come racconta Curnoe, “hanno coinvolto tre dei laboratori più importanti al mondo per l’analisi del DNA antico. Non ci resta che aspettare e vedere.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2012/03/16/news/un_antica_e_misteriosa_popolazione_in_cina_una_nuova_specie_umana_-909352/?xy2" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p><a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0031918" target="_blank">PLosOne</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9412/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9412&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">aezio</media:title>
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			<media:title type="html">Ricostruzione dell’uomo della Grotta dei Cervi (Peter Schouten)</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/il-cranio-pic3b9-completo-delluomo-della-grotta-dei-cervi-scoperto-a-longlin-in-cina-darren-cunroe.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Il cranio più completo dell&#039;uomo della Grotta dei Cervi, scoperto a Longlin, in Cina (Darren Cunroe)</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">(Darren Cunroe)</media:title>
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			<media:title type="html">Scavi a Maludong (Darren Cunroe)</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/darren-cunroe2.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Darren Curnoe e Ji Xueping (Darren Cunroe)</media:title>
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	</item>
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		<title>La prima forma di comunicazione simbolica/2</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/03/16/la-prima-forma-di-comunicazione-simbolica2/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 21:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un pezzetto di ocra che reca una serie di incisioni lineari potrebbe contenere la più antica incisione del mondo. L&#8217;oggetto, che sarà descritto nel numero di aprile del Journal of Archaeology, risale a circa 100.000 anni fa e potrebbe anche essere il più antico esempio noto di arte astratta. È stato recuperato nella Grotta del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9402&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzetto di ocra che reca una serie di incisioni lineari potrebbe contenere la più antica incisione del mondo.</p>
<p>L&#8217;oggetto, che sarà descritto nel numero di aprile del <em>Journal of Archaeology</em>, risale a circa 100.000 anni fa e potrebbe anche essere il più antico esempio noto di arte astratta. È stato recuperato nella Grotta del Fiume Klasies (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Klasies_River_Caves" target="_blank">Klasies River Cave</a>) in Sud Africa.</p>
<div id="attachment_9406" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9406" title="(Riaan Rifkin)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/03/riaan-rifkin.jpg?w=600&h=454" alt="" width="600" height="454" /><p class="wp-caption-text">(Riaan Rifkin)</p></div>
<p>&#8220;I resti umani associati indicano che il pezzo è stato certamente inciso da Homo sapiens&#8221;, dice il co-autore della ricerca Riaan Rifkin, dell&#8217;Università di Witwatersrand.</p>
<p>L&#8217;analisi microscopica e tramite fluorescenza a raggi X, effettuata da Rifkin e dai colleghi Francesco d&#8217;Errico e Renata Garcia Moreno, ha portato alla conclusione che le incisioni lineari siano state intenzionali.</p>
<p>L&#8217;oggetto misura circa 7 cm di lunghezza e contiene una serie di sette &#8220;profonde, grandi linee incise e diverse, circa 16, più strette e meno profonde&#8221;, ha detto Rifkin. &#8220;Il frammento è un residuo di un pezzo di ocra semi-circolare che probabilmente conteneva un disegno molto più ampio inciso sulla sua superficie&#8221;.</p>
<p>Ora sarebbe interessante capire se l&#8217;incisore fece il disegno con un intento simbolico. L&#8217;utilizzo di simboli e immagini con significato è stato un importante passo in avanti nello sviluppo umano. A esso sono legati, tra le altre cose, il linguaggio e la matematica.</p>
<p>I motivi lineari e a quadretti incisi potrebbero essere stati comuni migliaia di anni fa. Disegni simili su ocra sono stati rinvenuti nella grotta di Blombos, anch&#8217;essa in Sud Africa, e su frammenti di guscio di uova di struzzo nel sito di Diepkloof Rock Shelter (<a title="La prima forma di comunicazione simbolica" href="http://ilfattostorico.com/2010/03/05/la-prima-forma-di-comunicazione-simbolica/" target="_blank">La prima forma di comunicazione simbolica</a>). Alcuni di questi, e altri oggetti simili, potrebbero anche predatare l&#8217;ocra del fiume Klasies, ma gli studi sono ancora in corso.</p>
<p>L&#8217;ocra è un&#8217;argilla ricca di minerale, naturalmente colorata, che è costituita principalmente da ossido di ferro idrato. L&#8217;ocra è stato tra i primi pigmenti usati dagli esseri umani, e forse anche da altri ominidi, per scopi artistici. Alcuni addirittura la chiamano il &#8220;pastello&#8221; dell&#8217;uomo delle caverne.</p>
<p><a href="http://news.discovery.com/history/engraving-oldest-122302.html" target="_blank">Discovery</a></p>
<p><a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440311003992" target="_blank">Journal of Archaeology</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9402/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9402&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">aezio</media:title>
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			<media:title type="html">(Riaan Rifkin)</media:title>
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	</item>
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		<title>Una “cattedrale” neolitica/2</title>
		<link>http://ilfattostorico.com/2012/02/02/una-cattedrale-neolitica2/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aezio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Su un&#8217;isola al largo della punta settentrionale della Gran Bretagna gli archeologi stanno riportando alla luce un vasto complesso rituale risalente all&#8217;Età della Pietra, ma più antico di Stonehenge. La novità non sta solo nell&#8217;età del sito: secondo gli studiosi, quello appena scoperto sarebbe stato il modello originale sia di Stonehenge che di altri, più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9238&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su un&#8217;isola al largo della punta settentrionale della Gran Bretagna gli archeologi stanno riportando alla luce un vasto complesso rituale risalente all&#8217;Età della Pietra, ma più antico di Stonehenge.</p>
<p>La novità non sta solo nell&#8217;età del sito: secondo gli studiosi, quello appena scoperto sarebbe stato il modello originale sia di Stonehenge che di altri, più noti complessi rituali del sud del paese.</p>
<div id="attachment_9239" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-9239" title="(Hugo Whymark, ORCA)" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2012/02/hugo-whymark-orca.jpg?w=600&h=450" alt="" width="600" height="450" /><p class="wp-caption-text">(Hugo Whymark, ORCA)</p></div>
<p>Individuato nel 2002, il sito, ribattezzato Ness of Brodgar (&#8220;promontorio di Brodgar&#8221;) sorge sulle sponde di Mainland (detta anche Pomona in italiano), l&#8217;isola più grande dell&#8217;arcipelago scozzese delle Orcadi.</p>
<p>Secondo le analisi al radiocarbonio effettuate su alcuni resti di frammenti di legno bruciato, il Ness sarebbe stato occupato attorno al 3200 a.C. e avrebbe finito per comprendere fino a un centinaio di edifici all&#8217;interno della sua monumentale cinta muraria.</p>
<p>A Stonehenge invece si sarebbe iniziato a lavorare attorno al 3000 a.C., e ci sarebbero voluti altri 500 anni prima che le famose pietre venissero portate sulla Piana di Salisbury. Inoltre, nel sito di Ness of Brodgar si sarebbero tenuti dei raduni celebrativi che avrebbero preceduto i banchetti di Stonehenge e di altri siti simili, come ad esempio Avebury.</p>
<p>&#8220;Le Orcadi sono una delle chiavi per comprendere lo sviluppo della religione durante il Neolitico&#8221;, dice il direttore degli scavi Nick Card, dell&#8217;Orkney Research Centre for Archaeology.</p>
<p><strong>Banchetto finale</strong></p>
<p>Non è la prima volta che si parla delle Orcadi come di una delle fonti della cultura dell&#8217;Età della Pietra. Ad esempio, è stato ipotizzato che la cosiddetta cultura del vasellame inciso, che divenne dominante nella Gran Bretagna neolitica, abbia avuto origine nelle Orcadi e si sia poi diffusa verso sud. Secondo Card, ora sembra che questo modo di lavorare la ceramica possa aver innescato un&#8217;ondata culturale che comprendeva i primi circoli di pietre e recinti, zone rituali circondate da basse &#8220;mura” di terra.</p>
<p>Nonostante l&#8217;influenza che sembra aver avuto su siti successivi, il Ness non sarebbe durato a lungo. La datazione delle ossa di animali trovate attorno al tempio indica che attorno al 2300 a.C. si sarebbe tenuto un enorme banchetto con il quale si sarebbe salutata la fine del tempio stesso, dice Card. &#8220;Ci troviamo di fronte ai resti di circa 600 animali, che sarebbe un banchetto di proporzioni gigantesche in qualsiasi epoca”.</p>
<p><strong>Lo splendore decorativo dell&#8217;Età della Pietra</strong></p>
<p>La nuova datazione del sito si basa sugli scavi effettuati a Ness of Brodgar nel 2011, quando i ricercatori hanno iniziato a mettere assieme tutta una serie di scoperte all&#8217;interno del complesso templare, riportato alla luce nel 2008.</p>
<p>L&#8217;edificio, lungo 25 metri e con mura interne spesse cinque, contiene una sorta di &#8220;sanctum&#8221; interno dove gli archeologi hanno trovato delle scaffalature in pietra, o credenze, poste contro ogni muro. &#8220;Ne abbiamo rinvenute quattro, situate quasi ai punti cardinali&#8221;, racconta Card. &#8220;Forse fungevano da altare&#8221;.</p>
<p>Realizzata in arenaria gialla e rossa, la mobilia dell&#8217;Età della Pietra era &#8220;lavorata finemente&#8221; e rappresentava &#8220;la più alta fascia di mercato&#8221; per l&#8217;epoca, sottolineano gli archeologi.</p>
<p>Gli scavi del 2011 hanno permesso di rinvenire ulteriori esempi delle misteriose incisioni geometriche su pietra che decoravano il complesso, così come altre testimonianze di produzione di pitture; tracce di colore arancio, rosso e giallo erano state già individuate sulle mura nel 2010. &#8220;C&#8217;è una stanza dove vi sono tracce di vari colori ocra e piccole pietre cave in cui veniva macinato il pigmento”, spiega Card. &#8220;Abbiamo sempre pensato che durante il Neolitico l&#8217;uomo usasse i colori, sia per dipingersi il corpo o magari per tingere i vestiti, ma questa è la più antica testimonianza nell&#8217;Europa settentrionale di un utilizzo dei colori sulle mura di un edificio”, dice lo studioso.</p>
<p>Fra le altre scoperte effettuate nel 2011 vi è una rara figurina umana neolitica realizzata in argilla (vedi la foto a destra). &#8220;Ha una testa con due occhi e un corpo; l&#8217;abbiamo chiamata &#8216;il ragazzo di Brodgar&#8217;&#8221;, spiega Card. &#8220;È stata trovata fra i resti di una delle strutture più piccole&#8221;.</p>
<p><strong>Patrimonio dell&#8217;Umanità</strong></p>
<p>Il Ness of Brodgar si trova fra due altri importanti monumenti, il Cerchio di Brodgar e le Pietre Erette di Stenness, che fanno parte del cosiddetto Cuore delle Orcadi Neolitiche, il nome adottato dall&#8217;UNESCO quando, nel 1999, l&#8217;area venne dichiarata Patrimonio dell&#8217;Umanità.</p>
<p>Secondo l&#8217;archeologo Mark Edmonds della University of York, migliaia di anni fa il Ness era uno dei luoghi dove le comunità agricole neolitiche delle Orcadi si riunivano in massa per celebrare le stagioni e commemorare i defunti — un comportamento che probabilmente venne mutuato nei siti sorti successivamente più a sud, come appunto Stonehenge e Avebury. &#8220;Quello che inizia a verificarsi in questi siti verso la fine del Neolitico sembra in effetti riflettere l&#8217;influenza di costumi che emergono precedentemente nelle Orcadi&#8221;, afferma Edmonds, che non ha preso parte agli scavi del 2011.</p>
<p>I complessi templari, inoltre, sembrano avere in comune una struttura e un concezione di base. &#8220;Abbiamo l&#8217;impressione che non fossero solo luoghi dove riunire i defunti e tenere cerimonie, ma dove aggregare i vivi”, dice l&#8217;archeologo. Il Ness of Brodgar &#8220;potrebbe rivoluzionare ciò che sappiamo sul Neolitico in Gran Bretagna”, aggiunge. &#8220;Ritengo possa aiutarci a comprendere la natura del sistema di credenze dell&#8217;epoca. Potrà fornirci nuovi elementi per capire il contesto sociale e politico in cui avevano luogo queste cerimonie”.</p>
<p>Card, il direttore degli scavi, è d&#8217;accordo: finora è stato riportato alla luce solo il 10 per cento del complesso, sottolinea l&#8217;archeologo: &#8220;Abbiamo appena iniziato a scalfirne la superficie”.</p>
<p><a href="http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2012/01/30/news/una_stonhenge_prima_di_stonehenge-821880/" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p><a title="Una “cattedrale” neolitica" href="http://ilfattostorico.com/2009/08/18/una-cattedrale-neolitica/" target="_blank">Una cattedrale neolitica/1</a></p>
<p>Nel 2010 gli archeologi avevano trovato <a title="Rassegna stampa archeologica/55" href="http://ilfattostorico.com/2010/12/13/rassegna-stampa-archeologica55/" target="_blank">tracce di pitture su delle pietre risalenti all’incirca al 3000 a.C.</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogstorico.wordpress.com/9238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogstorico.wordpress.com/9238/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilfattostorico.com&#038;blog=6704422&#038;post=9238&#038;subd=blogstorico&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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