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La fine del mondo nel 2012? Il calendario Maya spiegato

gennaio 1, 2012
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Manca un anno esatto alla fine del mondo? Non certo per i Maya, dicono all’unisono gli esperti di cultura mesoamericana.

Una scena di vita quotidiana tra i Maya (H. Tom Hall, National Geographic)

È vero che il calendario maya – secondo il cosiddetto “computo lungo”, che parte dal 3114 a.C. – prevede per il 21 dicembre 2012 la fine di un ciclo: il tredicesimo Bak’tun, un periodo del calendario della durata di circa 400 anni. La data, però, non segna il passaggio a un nuovo Bak’tun, ma un completo “resettaggio” del sistema: proprio come il contachilometri di una vecchia auto, che arrivato a 99.999 km riparte da zero.

“Tutti però sappiamo che la nuova cifra indica 100 mila chilometri e non zero”, spiega William Saturno, studioso di archeologia maya alla Boston University. “È la fine di un lungo periodo? Sì. Ai Maya piaceva assistere alla fine di un lungo periodo? Certo che sì. E la fine di un Bak’tun era il più grosso evento di questo tipo che potesse capitare. Una cosa fantastica, insomma. Ma prevedevano che coincidesse con la fine del mondo? No. Quello lo pensiamo noi”.

Per i Maya, invece, la fine del computo lungo rappresentava l’inizio di un nuovo ciclo, conferma Emiliano Gallaga Murrieta, direttore per lo Stato del Chiapas dell’Istituto nazionale messicano di antropologia e storia. “È come il calendario cinese: questo è l’anno del Coniglio, il prossimo sarà quello del Dragone, quello dopo un altro animale”, sostiene.

Tra i Maya e gli Yankees

In realtà, gli antichi Maya hanno lasciato pochi riferimenti scritti alla fine del 13° Bak’tun. Anzi, quasi tutti gli studiosi ne citano solo uno: una tavoletta di pietra ritrovata sul Monumento 6 del sito archeologico di Tortuguero, nello Stato messicano di Tabasco.

Cosa dica di preciso l’iscrizione, però, resta un mistero, perché la tavoletta è stata in parte danneggiata. Ciononostante, parecchi studiosi hanno tentato una traduzione: la più importante è quella proposta nel 1996 da Stephen Houston della Brown University e David Stuart dell’Università del Texas di Austin. Secondo la loro interpretazione iniziale, l’iscrizione indicava che alla fine del 13° Bak’tun un dio sarebbe sceso sulla Terra. Quel che sarebbe successo dopo non era chiaro, ma gli studiosi suggerivano che poteva trattarsi di una sorta di profezia.

Quell’analisi, racconta Stuart, fu citata “su molti siti New Age, forum, e persino capitoli di libri” come se fosse la prova che i Maya avevano previsto la fine del mondo. Di recente però Houston e Stuart hanno riesaminato i glifi e concluso che l’iscrizione potrebbe non contenere alcun tipo di profezia. Si tratterebbe piuttosto di un riferimento al futuro per celebrare il principale oggetto dell’iscrizione, ovverosia lo stesso Monumento 6.

A ottobre, in un post sul suo blog, Stuart ha usato un’analogia sportiva per spiegare meglio il tono dell’iscrizione. Supponiamo, ha scritto, che uno scriba del 1950 abbia voluto celebrare la vittoria dei New York Yankees nelle World Series, le finali del campionato americano di baseball. Usando lo stesso espediente retorico utilizzato dallo scriba maya, l’iscrizione sarebbe stata più o meno la seguente: “Il 7 ottobre 1950 i New York Yankees vinsero le World Series sconfiggendo i Philadelphia Phillies. Ciò accadde 29 anni dopo la prima vittoria degli Yankees nelle World Series, nel 1921. E così, 50 anni prima dell’anno 2000, gli Yankees vinsero le World Series”.

Insomma, conclude Stuart, il testo cita un evento futuro di importanza storica – l’anno 2000 nel caso dell’esempio, la fine del ciclo nell’iscrizione maya – solo per riferirsi all’evento passato che vuole celebrare. “È la struttura di molti antichi testi maya, compreso il Monumento 6 di Tortuguero”.

La tavoletta di Tortuguero (INAH)

(I. Graham, right wing by D. Stuart)

L’apocalisse? Solo una poesia

Secondo Gallaga, è proprio questa struttura degli antichi testi maya a confondere i lettori moderni, abituati ad affermazioni più dirette e letterali. Anche se si riferisce alla venuta di un dio al termine del 13° Bak’tun, l’iscrizione non profetizza la fine del mondo”.

“Il testo ha un senso più poetico”, prosegue lo studioso. “Dice: ‘Ecco, il 21 dicembre 2012 il dio scenderà sulla Terra per cominciare un ciclo nuovo, morirà il vecchio mondo e nascerà un mondo nuovo’. Ma è solo un modo poetico di scrivere”.

L’archeologo William Saturno concorda sul fatto che sul Monumento 6 compaia un riferimento a una data specifica, ma aggiunge: “non è seguita da un testo che dice che ci sarà la fine del mondo, che il mondo finirà tra le fiamme… quello non si legge da nessuna parte”.

Tutta la leggenda sul 2012, ritiene lo studioso, nasce dall’insoddisfazione degli occidentali che, in cerca di una guida, si rivolgono agli antichi in cerca di aiuto, sperando che la loro presunta saggezza li aiuti a superare un presente difficile.

In ogni caso, anche se i Maya avessero davvero profetizzato l’Apocalisse, Saturno non sarebbe troppo preoccupato: le loro capacità profetiche sono tutt’altro che provate. “Non hanno previsto il crollo della loro stessa civiltà. Non hanno previsto l’arrivo dei conquistadores spagnoli”.

National Geographic

Recentemente, l’INAH ha riconosciuto un secondo riferimento alla data 2012 nell’epigrafia maya.

2 commenti leave one →
  1. cursor permalink
    gennaio 3, 2012 10:27 am

    Mi sfugge una cosa: come siamo certi della corrispondenza delle date del calendario maya con le date del calendario gregoriano? esistono studi o documenti, p.es. spagnoli?
    Qualcuno me lo può dire?
    Grazie

    • Aezio permalink*
      gennaio 8, 2012 7:11 pm

      Ciao cursor, la corrispondenza tra i due calendari e la data del 21 dicembre sono accettate dalla maggioranza degli studiosi.
      Esistono però altre datazioni proposte da alcuni esperti. Ne parlo tra qualche giorno sul blog.

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