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Il museo abusivo del nonno archeologo

febbraio 25, 2011

Aveva trasformato la casa in una specie di museo. Collezionare oggetti d’arte antica, per lo più greca e precolombiana, era la sua passione. Un amore viscerale per statue, piatti e suppellettili risalenti alla Magna Grecia, che lo aveva spinto a raccogliere illegalmente un totale di 284 opere di valore inestimabile. «Sono un appassionato, non lo facevo a fini commerciali», ha provato a giustificarsi Gianni C., 82enne noto nel mondo del design, quando gli agenti del Commissariato Lambrate si sono presentati nella sua abitazione di 150 metri quadrati.

(Photomasi)

(Fotogramma)

(Photomasi)

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L’uomo, ex titolare d’azienda già insignito dell’Ambrogino d’oro e del Compasso d’oro, è stato indagato per ricettazione e detenzione illegale di reperti archeologici non dichiarati. Amante dei viaggi, l’82enne visitava spesso il sud Italia alla scoperta delle radici della cultura greca di cui era molto appassionato.

Non è ancora chiaro, però, in che modo era riuscito a procurarsi la quantità di opere che esponeva in casa. I poliziotti hanno già ritirato parte del patrimonio del pensionato e affidato i preziosi oggetti alla Sovrintendenza lombarda ai beni culturali.

A partire dalle due anfore greche che accolgono gli ospiti all’ingresso, gli agenti hanno ispezionato l’intera abitazione e hanno recuperato una notevole quantità di reperti e fossili di elevato pregio e valore quotati sul mercato nero dei beni culturali e che il pensionato aveva acquistato per la propria illegittima collezione.

(Fotogramma)

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Fonte: Corriere della Sera.

5 commenti Lascia un →
  1. grandfather permalink
    febbraio 25, 2011 11:07 am

    Ecco. Ora tutti questi reperti che erano tenuti con infinita cura, finiranno in qualche sottoscala o magazzino di museo!

    • Aezio permalink*
      febbraio 25, 2011 1:13 pm

      Speriamo di no, i reperti sono molto belli.
      Personalmente mi preoccupa maggiormente il non riuscire più a contestualizzarli nel tempo e nello spazio, sarebbe un vero peccato.

      • Paolo Calligola permalink
        marzo 3, 2011 6:48 pm

        Questo è il punto a mio parere: il non poter contestualizzare i reperti è il grande danno apportato alla conoscenza. Ognuno di questi pezzi è stato probabilmente avulso da contesti archeologici impedendo ricostruzioni e studi scientifici. In conclusione un doppio danno: scientifico e patrimoniale, commercializzando materiali che appartengono al patrimonio culturale degli stati di provenienza.

    • Fabrizio permalink
      marzo 8, 2011 9:54 am

      E certo! Con questa teoria sarebbero giustificate tutte le collezioni illegali, purché “amorevolmente custodite”?
      Ma per favore!
      Non dimentichiamo il punto fondamentale: il signore in questione ha di fatto sostenuto, col suo comportamento (infatti, avrà ben pagato le opere che “custodiva”), il traffico illegale dei beni culturali che, nel nostro Paese, è ormai in mano alla criminalità organizzata, dicasi mafia&C.
      La volete chiamare ignoranza? Liberissimi, ma il fatto resta.

  2. Enzo permalink
    febbraio 27, 2011 9:06 pm

    Mi pare che abbia ragione il nonno inglese

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