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I Cartaginesi non sacrificavano regolarmente i neonati

febbraio 20, 2010

Uno studio dell’Università di Pittsburgh pubblicato su PLoS One smentisce l’ipotesi (risalente al III secolo a.C.) che gli antichi Cartaginesi sacrificassero regolarmente i loro bambini.

Esaminando i resti di questi ultimi è stato rivelato che la maggior parte di loro morì prima del parto o subito dopo; poco probabilmente avrebbero vissuto abbastanza a lungo per essere sacrificati.

Tofet di Cartagine (BishkekRocks/wiki)

Secondo il professore Jeffrey H. Schwartz – presidente dell’Accademia mondiale di Arte e Scienza (WAAS) – e i suoi colleghi, i piccoli bambini punici erano cremati e inumati nelle urne funebri indipendentemente da come morivano.

Schwartz dice: “Il nostro studio sottolinea che gli scienziati storici devono considerare tutte le prove quando decifrano l’antico comportamento sociale”.

“L’idea di regolari sacrifici di neonati a Cartagine non è basata su uno studio dei resti cremati, ma su casi di sacrificio umano riportati da pochi antichi cronisti dedotti da ambigue iscrizioni cartaginesi, e citati nell’Antico Testamento”.

“I nostri risultati mostrano che alcuni bambini erano sacrificati, ma contraddicono la conclusione che i Cartaginesi fossero un brutale gruppo che sacrificava regolarmente i loro stessi bambini”.

Tofet di Qart Hadasht (punicagranatum814/flickr)

Le sepolture infantili si trovano nei tofet (o tophet), dei siti funebri periferici ai tradizionali cimiteri cartaginesi riservati a bambini più grandi e adulti.

Siccome i tofet ospitavano le urne contenenti i resti cremati di neonati e animali, una teoria è che fossero riservati alle vittime di sacrifici.

Nello studio coordinato da Schwartz sono stati analizzati 348 urne e 540 individui. E si è scoperto che:

  • La maggior parte dei bambini morì nel primo anno con un ragguardevole numero di età compresa tra i due e i cinque mesi.
  • Almeno il 20% morì prima del parto.
  • Analizzando i denti di 50 individui (ritenuti morti prima o subito dopo il parto) si è scoperto che 26 di loro morirono prima del parto o entro le prime due settimane.
  • I contenuti delle urne escludono anche la possibilità di sacrifici di massa di neonati. Nessuna urna conteneva abbastanza meteriale scheletrico per suggerire la presenza di più di due individui completi.
    Sebbene molte urne contenessero alcuni frammenti superflui appartenenti ad altri bambini, queste ossa sarebbero state residui di precedenti cremazioni e potrebbero essere stati inavvertitamente mischiati con le ceneri di successive cremazioni.
  • I ricercatori confutano l’affermazione secondo cui i Cartaginesi sacrificassero espressamente i maschi primogeniti.
    Determinando il sesso studiando l’osso iliaco, su 70 individui analizzati: 38 erano di femmine; 26 di maschi; 2 probabilmente di femmine; 1 probabilmente maschio; 3 non determinati.

La conclusione è che l’alta mortalità infantile, più che essere causata da sacrifici, è invece compatibile con i dati moderni su nascite di bambini morti, aborti, e mortalità infantile.

Solo che a Cartagine le condizioni sarebbero state aggravate da numerose malattie (peraltro comuni a città come Roma e Pompei).

Fonti: University of Pittsburgh; PLoS One.

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2 commenti Lascia un →
  1. Vittorio Fincati permalink
    febbraio 21, 2010 11:26 am

    Credo che nessun popolo sacrificasse “regolarmente” i propri figli o neonati. Tuttavia il fatto di sacrificarli occasionalmente, in caso di calamità, non basta a scusare una cultura, come mi sembra che si voglia fare da parte di molti ambienti di studiosi. Accettiamo il mondo punico per quello che è stato, con le acquisizioni delle moderne scoperte, ma anche senza screditare le testimonianze degli Antichi. La verità sta sempre nel mezzo.

    • aezio permalink*
      febbraio 23, 2010 2:18 am

      In effetti lo studio dimostra indirettamente che i Cartaginesi praticavano comunque forme di sacrificio umano.
      Ridimensionare questo aspetto non equivale a dire che fossero meno “cattivi”; una frase del genere dice di più sui nostri valori che sui loro.
      Questo studio aggiunge certamente elementi fondamentali, ma in ogni caso conferma l’esistenza di un rito perfettamente in linea con la mentalità del mondo antico (che ha elementi comuni più o meno in tutti i continenti).

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