Skip to content

La natura degli hobbit/4

febbraio 5, 2010

Un teschio di Homo floresiensis a sinistra e uno di Homo sapiens a destra (Professor Peter Brown, University of New England)

Un gruppo di scienziati dell’Università di Cambridge sfata il mito secondo cui l’evoluzione dei primati corrisponde all’ingrossamento dei loro cervelli. Questo studio può essere utile per risolvere il mistero dell’Homo floresiensis – soprannominato ‘Hobbit’ a causa della bassa statura.

L’analisi dei fossili ha permesso di ricostruire l’evoluzione del cervello di 60 specie di primati: 37 esistenti e 23 estinte.

I risultati mostrano che per una minoranza di specie la dimensione del cervello è diminuita col tempo, per esempio quello dei generi microcebus (i cosiddetti lemuri-topi), callithrix e i cercocebi.

Per contrasto, i ricercatori non hanno trovato una complessiva tendenza all’aumento della dimensione del corpo, suggerendo che cervello e massa corporea dei primati sono soggetti a ‘trend’ selettivi separati.

Per esempio i gorilla hanno grandi cervelli, ma la loro massa corporea è aumentata molto di più di quella cerebrale. Al contrario, gibboni e colobi hanno aumentato la massa cerebrale e diminuito quella corporea.

Un Microcebus myoxinus (Bikeadventure/wiki)

Ora: quale sia la natura dell’Homo floresiensis – vissuto fino a 13000 anni fa e scoperto sull’isola di Flores (Indonesia) – è una questione ancora aperta.

Alti appena un metro, gli hobbit erano senza mento e avevano braccia lunghe, polsi da gorilla e piedi estremamente lunghi. E un cervello piccolo.

Secondo alcuni erano uomini moderni affetti da nanismo insulare o pigmei affetti da microcefalia; per altri erano una vera specie del genere Homo (l’ultima a convivere con l’Homo sapiens); per altri ancora non erano nemmeno del genere Homo, ma un gruppo di hominini (la tribù di cui fanno parte i generi Homo, Australopithecus, Ardipithecus, ecc.).

Come spiega il co-autore dello studio Stephen Montgomery, le piccole dimensioni di corpo e cervello dell’Homo floresiensis non sono necessariamente la conseguenza di una devoluzione degli esseri umani (vedi le prime due ipotesi sopra), ma sono compatibili anche con un’evoluzione della specie.

L’autore dello studio Nick Mundy aggiunge: “È probabile che le riduzioni della dimensione del cervello [dei primati] avvenne [in seguito al] cambiamento dei bisogni ecologici delle specie; ciò vuol dire che a volte gli individui con cervelli più piccoli sono favoriti dalla selezione naturale”.

Fonte: University of Cambridge

Share

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 453 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: